Una bottiglia è per sempre…A Bottle is forever…
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| 2014 – Numero 1
| Febbraio 2014 | 4482 Visite | con No Comments

C’è saggezza nel vino” scriveva Jack Kerouac ne “I vagabondi del Dharma”. C’è la saggezza di chi lo ha fatto con paziente lentezza e c’è la fatica di chi ha coltivato le uve, saggiando il terreno, massaggiandolo, levigandolo come pelle delicata. C’è la storia stessa dentro il vino, si potrebbe dire. Storia «bassa» di uomini sconosciuti e  Storia Alta, quella del tempo in cui quel vino è nato ed maturato.

Ora parlare di vino su queste pagine è quasi un obbligo morale. Perchè – e non da ieri –  questa è materia di esperti ed intenditori. Ed è argomento molto delicato da affrontare perchè i collezionisti sono giustamente molto gelosi dei loro segreti. E delle loro collezioni, quasi più preziose di tante altre, più blasonate e pubbliche, visibili e fotografabili. Il vino no. Sebbene da collezione, se ne sta ben lontano dalla luce e dallo scintillio di certi salotti. Si coccola come un figlio, ma lo si lascia nell’unico posto dove può – nonostante gli anni – mantenersi in ottima forma: la cantina. Che poi è una suite sotterranea, asciuttissima, elegantissima   e talvolta pure di design.

Ci vuole gusto per collezionare il vino. E ci vuole passione. E come diceva un celebre battitore di Sotheby’s chi non beve non può collezionare. Perchè, se  un quadro è un quadro, e la sua bellezza è chiara a tutti. Un vino no. Ogni bottiglia è una storia particolare, uno spaccato di mondo. Ogni annata racconta qualcosa di ciò che accadde allora: una guerra, una vittoria, la nascita di una futura regina. Parla del territorio in cui è stato «creato», di campagne scomparse o diventate rigogliose, di colline, di antichi casati, di vinificatori sopraffini che una volta ogni tre o quattro anni tirano fuori dai tini una piccolissima produzione di vino particolare con profumi di melograno e pesca, petali di rosa e ciliegio. Trenta, o quaranta anni dopo, certo, quel vino sebbene sia stato ben tenuto, coccolato e amato, al palato non può più dire nulla. Ma è un pezzo di storia. Ambitissimo, magari. Ma introvabile, se non in qualche asta ultra specializzata.

E veniamo al tipo di investimento. Se avete molti, ma davvero molti soldi da spendere per iniziare la collezione, e dopo aver preparato il nido d’amore per le vostre super bottiglie si potrebbe partire subito con quello che è stato classificato come il vino più caro al mondo. L’ Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits: un rosso prodotto a Vosne-Romanée, nel Borgogna. Se siete disposti a spendere per un magnum lo stesso prezzo di una berlinetta allora questa bottiglia fa per voi. A un’asta in Inghilterra hanno recentemente battuto un magnum del 1978 a 30 mila euro. Esagerato, non è vero? Ma la quotazione reale è ben differente,  si aggira attorno ai 15 euro. Il che è già un gran bello spendere. Ma, del resto, stiamo parlando di quello che è considerato il vino «Number one» nel mondo. Che se la gioca con un Domaine de la Romanee-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits: non costa molto meno, ma possederlo significa essere dei grandi intenditori. Se poi vi siete stufati dei francesi, che sono sempre così «charmant», ma tutti gli altri li guardano  dall’alto in basso allora vi potete prendere una bella rivincita infilando nella collezione un Egon Muller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Mosel, un superbo vino tedesco che non ha nulla da invidiare agli amici – nemici di Parigi. Ah, già, il costo: tra i 7 e gli 8 mila euro. Poco? Beh, ci sarebbe da discuterne. Non dimenticate, però, che tutto dipende da quanto ci tenete ad averne almeno uno nel caveau. Quindi…

ovvio, fin qui abbiamo parlato di vini fuoriclasse che ogni anno ambiscono alla parte altissima della classifica dei 50 migliori prodotti enologici del mondo.

Se volete, però, potete spendere anche molto meno e fare lo stesso una bella figura. Nel caso in cui vogliate farvi guidare un minimo in questo profumatissimo, meraviglioso mondo dei vini affidatevi a «Wine spectator», bibbia mondiale per collezionisti, amatori, principianti o semplicemente gaudenti che una volta tanto vogliono stappare una bottiglia che valga la pena ricordare.“There’s wisdom in wine” wrote Jack Kerouac in “The Dharma Bums”. There is the wisdom of those who did so with slow patience and the hard work of those who grew the grapes, feeling the ground, rubbing it, smoothing it as delicate skin. We could say that there’s the history of wine itself . “Down-to-earth” history of unknown men, and High History when wine was born and aged.

For a long time – this has been a topic for experts and connoisseurs. And it is a very delicate issue to address because collectors are rightly very jealous of their secrets. They are also jealous of their collections, which are almost more precious than others, more awarded and published, exposed and suitable for pictures. Not the wine. Although collectable, wine stays away from the glamour and the glitter of some inner circles. It is cuddled as a child, but it is left in the only place – besides the age – where it can be preserved: the cellar, which is more like and underground suite, very dry, elegant and sometimes created by designers.

You need taste to collect wine. And passion. And in the words of a famous  Sotheby’s auctioneer: who does not drink, cannot collect. Because if a paint is a paint and its beauty is quite clear to everybody, it might not be like that for wine. Each bottle has a unique history, a cross-section of the world. Each year tells us something that happened: a war, a victory, the birth of a future queen. It tells us about the territory in which it was “created”, about disappeared or luxuriant countryside, hills, ancient families, excellent wine-makers who once every three or four years used to take out from vans a small production of a particular wine, with a bouquet of pomegranate and peach, rose petals and cherry. Thirty or forty years later, even if well kept, cuddled and loved, that wine could not be palatable any longer. But it is a piece of history, maybe very popular but impossible to find if not in some extremely specialized auction.

Let’s talk now about investments. If you have a lot, I mean I lot of money to spend to start a collection and after having prepared the love nest for your super bottles, you may start with what has been ranked as the most expensive wine in the world: Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits, a red wine produced in Vosne-Romanée, Burgundy. If you are willing to spend for a magnum the same price as a sedan, this bottle is for you. Recently in England a 1978 magnum was auctioned for 30.000 Euro. Too much, isn’t it? But the real value is about 15.000 Euro, which is a very large amount of money to spend. But, after all, we are talking about what is considered to be “Number one” wine in the world. It competes with Domaine de la Romanee-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits: does not cost much less, but owning it means to be a great wine connoisseur. And if you got tired of French wines, which are always so “charmant”  but all others look down on them, you may take a nice revenge inserting into your collection a Egon Muller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Mosel, a superb German wine that has nothing to envy to its friends – enemies from Paris. Ah, of course, the price: between 7.000 to 8.000 Euro. Not that much? Well, let’s talk about it. Let’s not forget though, that it all depends on how much you really want to have one in your cellar. Well… so far we have talked about outstanding wines which each year aspire to the higher place of the list of the best 50 wines in the world.

However, you can spend a lot less making a smart purchase. In case you should need to be guided in this wonderful world of wines full of aroma, we suggest you to refer to «Wine spectator», the world bible for collectors, wine-lovers, beginners or just for someone who wants to enjoy to open a bottle worth to remember.

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