PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO – La natura in uno scatto
di

| ,
| 2016 | Investo News | News
| Marzo 2016 | 2641 Visite | con Commenti disabilitati su PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO – La natura in uno scatto

Nei giorni scorsi siamo stati nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, il più antico Parco nazionale italiano (nato nel 1922, ndr), in occasione di un workshop fotografico firmato Pixcube.it e Federparchi con Nikon For Parks. Sono accorsi appassionati della fotografia, con uno spiccato amore per la natura, da tutta Italia e anche dall’estero per capire come fissare l’immenso spettacolo della natura in uno scatto, il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente nel quale ci si trovava. Precisamente eravamo sul versante valdostano del parco, a Valsavarenche, a 2.165 metri, in un comune di poco più di 150 persone, incastonato nella più stretta e selvaggia delle valli valdostane, un paese di grandissimo interesse faunistico e naturalistico.‏ Sono gli stessi sentieri dove è facile imbattersi in piccoli branchi di camosci e stambecchi, e infatti così è stato. Parliamo di strade che se ben battute conducono ai piani del Nivolet, con la cascata del torrente, senza dimenticare la casa dei Savoia, attualmente casotto dei Guardiaparco.

Al fianco nella nostra esperienza due volti noti, due pilastri, anche se per motivi diversi: Saul Ripamonti e Giovanni Bracotto, rispettivamente uno dei fondatori del progetto Pixcube.it e il caposervizio Guardiaparco della vallata.

Saul ai suoi allievi parla di compensazione del bianco prima di entrare nel vivo di un workshop che non parla solo di fotografia: “Il nostro compito e obiettivo è quello di studiare come poter declinare le immagini del territorio e in questo caso del parco. Lavoriamo a stretto contatto con tutti i parchi italiani partendo da principi etici che sono alla base del nostro lavoro: originalità, rispetto per il territorio e nell’utilizzo dei software. La fotografia è una bellissima forma di espressione soprattutto se riusciamo a legarla alla natura, meglio ancora se siamo in grado di educarla e allargarla. Non siamo semplici fotografici ma veri e propri ambasciatori, che hanno la possibilità e il potere oltre che di educare anche di modificare la cultura del futuro. Questo vuol dire preservare la biodiversità, e saper gestire una immagine digitale che va in qualche modo rappresentata”.

Com’è il vostro rapporto con i nuovi media, i social, con Instagram soprattutto?

Trovo che sia giusto essere al passo con i tempi: usare i nuovi media va bene ma non bisogna mai farsi usare da loro. Se pubblicate delle foto su Instagram caratterizzatele con dei filtri, fate capire di cosa state parlando”.

Come si riesce a far stare dentro uno scatto l’immenso spettacolo che è la natura?

La cosa più difficile da fare è rispettare quello che hai difronte. La foto più bella di cui poterò sempre un ricordo è legata al parco della Maremma, declinato negli infiniti colori di cui si tinge all’alba”.

Perché Nikon?

Perché hanno creduto nel nostro progetto, puntando su questo team di fotografi capaci di rappresentare universalmente il territorio. Da qui è nata poi la collaborazione con Federparchi e con Nikon School”.

Giovanni Bracotto si muove per i sentieri del parco come fosse a casa sua, conosce ogni ramo di quegli alberi, e di ogni stambecco ha studiato l’età. Ha un ombra al suo fianco, Bruno un cane salvato cucciolo da malasorte che oggi è uno dei pochi a poter entrare indisturbato nel parco, anche laddove non sarebbe consentito ai cani entrare. Giovanni ci spiega come lo stambecco si sia salvato solo perché il parco negli anni è diventato una riserva naturale e la caccia è stata definitivamente bandita. Resta la caccia di frode, comunemente conosciuta come bracconaggio che negli anni si è provato a debellare dalla riserva reale: “Il nostro è l’unico parco in Italia con una sorveglianza propria, in Abbruzzo il 90% del parco è seguito dal corpo forestale. Non è solo un lavoro fare il guardia parco, sei li dall’alba al tramonto e devi vivere in quota, sorvegliare gli animali, controllare l’edilizia, i rifiuti, i turisti e far si che quest’ultimi non creino un impatto pericoloso sugli equilibri del parco. Per almeno sedici ore al giorno sul territorio qualcuno di noi è presente a vigilare. Siamo in 52, di cui sette donne e tra i nostri compiti c’è anche quello di sensibilizzare la gente a fruire del parco senza limitarsi a guardarlo e scappare”.

Perché i cani non possono entrare nel parco?

Ci sono delle aree dedicate in cui l’accesso ai cani è consentito ma non in gran parte del parco. Perché per gli animali del parco i cani sono dei predatori e un semplice spavento di troppo può rischiare di farli morire, in anticipo, prima dell’arrivo della primavera. Le loro forze sono centellinate ecco perché è un rischio troppo grosso per noi da correre. E poi i cani possono siano portare malattie che un camoscio potrebbe non saper affrontare sia prendere malattie dagli animali del parco”.

Che rapporto avete con i fotografi?

Per noi sono dei turisti e come loro cercano un beneficio dal parco. Personalmente credo che questo dovrebbe essere per tutti spirituale. Stefano Unterthiner fotografo del National Geographic ha vissuto per anni in questo parco, ne ha studiato l’andamento e ha capito come fare, cosa fare e come convivere con gli animali. Il suo non era mai un assalto agli animali quando li avvistava. Non “arrivava” dentro un gruppo di animali ma faceva si che fosse il gruppo ad avvicinarsi a lui. I lupi? Predano solo gli animali vecchi e malati e fin quando li abbiamo avuti nel parco si stava molto meglio. Se pensate ad un lupo, vi prego di non pensare alla favola di Cappuccetto Rosso. Giriamo armati ma solo per difesa dalla peggior specie animale vivente: l’uomo. Nessun Guardiaparco è mai stato attaccato da un animale, dall’uomo si”.

Come si diventa un Guardiparco?

E’ un concorso pubblico europeo, aperto a tutti. E’ solo richiesto un diploma di scuola superiore e la conoscenza come seconda lingua del francese, il resto sono corsi di formazione che di volta in volta seguiamo. Forse fosse chiuso a gente del posto sarebbe tutto molto più facile ma capisco l’apertura al mondo che bisogna avere e l’integrazione che l’Europa ci invita a supportare. Faccio questo mestiere da 12 anni, dopo aver indossato la divisa da guardia municipale, a Cogne, e poi quella forestale. Non è un lavoro, è come ti approcci alla vita, è avere in testa l’idea di un bene comune da dover salvaguardare. Lo sapete che alcuni stambecchi hanno dei radiocollari ipertecnologici? Servono a monitorare alcuni loro comportamenti e stiamo cercando di capire quanto il passaggio degli elicotteri possa stressarli”.

Per maggiori informazioni:

http://www.pngp.it

http://www.parks.it/federparchi/

http://www.pixcube.it

https://www.nikonschool.it/

Condividere questo articolo:

Commenti chiusi