Il Terrorismo e i mercati
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| 2016 | News
| Marzo 2016 | 2406 Visite | con Commenti disabilitati su Il Terrorismo e i mercati

In Belgio si piangono le decine di morti, ma gli effetti degli attentati a Bruxelles potrebbero essere drammatici anche sull’economia europea e, di conseguenza, sui posti di lavoro. Le bombe, non a caso, colpiscono luoghi dove si concentrano le persone “normali”. Non toccano i palazzi del potere, blindati e protetti. Ma esplodono negli aeroporti e nelle stazioni del metrò. Dove si affolla la gente che va a lavorare o va a scuola. O a fare la spesa. Si uccidono le persone normali per terrorizzare altre persone normali. Perché colpire i potenti dei vari Paesi rischierebbe di provocare soddisfazione. Invece il terrore diffuso mina la stabilità di ogni Paese, anche quelli non colpiti, producendo danni economici e sociali colossali.

Chiudere un aeroporto ha costi enormi. Bloccare la metropolitana, o renderla inutilizzabile per controlli continui, provoca ritardi continui per ogni attività lavorativa. Ed anche questo ha costi che, individualmente, paiono piccoli ed accettabili ma che, sommati, sono enormi. E poi c’è il turismo. Parigi ha subito un’emorragia di presenze turistiche, dopo gli attentati della fine 2015. Ma ora l’obiettivo è di far passare l’idea che ogni spostamento per turismo rappresenti un rischio eccessivo, dunque da evitare.

Paesi come l’Italia e la Francia hanno quote rilevanti del Pil che sono determinate dal turismo. Per nonntati negli hotel sulla spiaggia e nel museo; il turismo in Egitto è crollato; Istanbul, una delle città più visitate, è stata colpita. Nel dubbio, i terroristi hanno persino colpito gli hotel per turisti in Costa d’Avorio.

E se ora si piangono i morti, tra pochi mesi si potrebbero piangere le migliaia di nuovi disoccupati, privi di prospettive di nuovi lavori. Un dramma sociale di proporzioni gigantesche e che colpirà, in particolar modo, i Paesi del Mediterraneo.  parlare della Grecia, ma Atene sarà penalizzata più che a sufficienza dalla suicida politica di accoglienza dei migranti. Dunque non rischia. Il prossimo obiettivo potrebbe essere la Spagna. Ma se la paura blocca le partenze per le vacanze, non c’è neppure bisogno di nuovi attentati: il risultato è già raggiunto. L’economia della Tunisia è già stata massacrata grazie agli attentati negli hotel sulla spiaggia e nel museo; il turismo in Egitto è crollato; Istanbul, una delle città più visitate, è stata colpita. Nel dubbio, i terroristi hanno persino colpito gli hotel per turisti in Costa d’Avorio.

E se ora si piangono i morti, tra pochi mesi si potrebbero piangere le migliaia di nuovi disoccupati, privi di prospettive di nuovi lavori. Un dramma sociale di proporzioni gigantesche e che colpirà, in particolar modo, i Paesi del Mediterraneo.

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