Altro che sesso debole, l’investimento porta i tacchi a spilloOpposite sex?… Investment wears high hills
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| 2014 – Numero 1
| Febbraio 2014 | 5120 Visite | con No Comments

Chi ha paura di investire? Quasi tutti, ma le donne di meno. I risparmiatori italiani tengono parcheggiati sui conti correnti un miliardo e 200 milioni. Denaro che, al netto dell’inflazione (che viaggia intorno all’1%), rende pressoché zero. Scelta emotiva: seguendo l’anima razionale sceglieremmo strade diverse e più fruttuose. Succede, dicono gli esperti, perché il gran parlare che si fa della crisi – il futuro nero che ci aspetta dal punto di vista economico – ci mette paura. Succede perché siamo un Paese nel quale c’è poca cultura finanziaria (conseguenza del fatto che c’è poca educazione finanziaria). Succede perché, a dispetto del fatto che molta della letteratura apocalittica sulla crisi racconti i rischi che corrono le banche, le magagne che mano a mano spuntano dai bilanci delle banche, le difficoltà che le banche incontreranno ad adeguarsi alle nuove regole internazionali, alla fine ci fidiamo soprattutto delle banche. Usando il loro prodotto più semplice, il conto, perché ci fanno paura quelli più complessi. Che però, alla fine, sono pur sempre farina del sacco delle banche.

Oltre alla contraddizione logica bisogna tener presente che l’eccesso di prudenza può diventare un elemento di rischio. Gli obiettivi a medio e lungo termine, di solito, sono quelli che rendono meglio. E noi li dimentichiamo, rinunciando a guadagni potenziali. Per capire la portata di questa distorsione può essere utile incrociare due dati. Il primo viene dal Censis: il 47% degli italiani si sente minacciato dalla crisi e si comporta di conseguenza. Il secondo dall’Indagine sul risparmio curata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi: i risparmiatori che dichiarano di trovarsi effettivamente in condizioni di difficoltà sono il 28%. Tra le due grandezze si scopre una quota consistente (20%) di “eccessivamente preoccupati”, persone che rinunciano a guadagni possibili in virtù di un clima di pessimismo che non saprebbero – nella maggioranza dei casi – neppure spiegare.

Così gli investimenti restano un terreno poco praticato. Il 25,4% degli intervistati dal Centro Einaudi dice che preferisce la liquidità (ci lascia il 50% dei suoi averi). Il miglioramento delle condizioni dei mercati internazionali è fuori di dubbio, ma i risparmiatori si sentono disorientati al momento di scegliere un investimento. Anche la ricerca del Centro Einaudi conferma che quasi metà degli italiani (il 46%) non dedica tempo o attenzione all’informazione in materia finanziaria, e la conferma è nel fatto che quando si investe il canale preferito resta quello del risparmio gestito. Che tuttavia riguarda ancora solo il 10% dei risparmiatori.

Il Centro Einaudi ha poi raccolto qualche elemento di novità nell’analisi del campione femminile: le donne si stanno imponendo come amministratrici del capitale famigliare. Si occupano, da sempre, delle spese (nel 72,6% dei casi), ma la maggior parte di loro oggi segue anche gli investimenti (59,6%) e prende le decisioni importanti. Forse chi costruisce i prodotti di investimento dovrebbe riflettere su questa tendenza. Dovrebbero riflettere anche su un altro punto: le donne sono consapevoli della crisi e ne subiscono gli effetti, soprattutto perché sono spesso più fragili dal punto di vista finanziario, ma soffrono di ansie e paure inferiori a quelle degli uomini. Anzi: per una donna su otto (12,3%) la crisi «è un’occasione per progettare e rimettersi in gioco». Sembra un approccio più intelligente di quello scelto da chi tiene il denaro all’1%. In una banca, cioè nell’occhio del presunto ciclone.Who is afraid to invest? Almost everybody, except women. Italian investors are holding one billion and 200 million Euro in their banking account. This amount of money is worth zero because of inflation today at 1%. Emotional choice: following our rational soul, we would choose different and more profitable paths. This is happening, experts say, because all the talks about this crisis – the dismal economic future that lies ahead us – scares us. This happens because we live in a country with no financial culture (because of little financial education). This happens because, despite the catastrophic literature on crisis telling us about the ricks the banks are running, the defaults on their balances and their difficulties to adjust to the new international regulations, at the end we do trust them. We do so using their most simple banking product, the bank account, because we are afraid of the most elaborate ones but which is still designed by banks for us.

In addition to the logical contradiction, we have to keep in mind that excess caution could be risky. Medium and long term goals are usually the most profitable ones. And we forget about them, giving up potential returns. To understand the magnitude of this distortion, let’s examine some data. According to Cencis, 47% of Italians feel threatened by the crisis and act accordingly. According to a saving survey conducted by Intesa Sanpaolo and Centro Einaudi, 28% of investors say to be in difficulties. Another big 20% of investors say to be “very much concerned” and they give up possible returns because of they are pessimism about the present situation which – in most cases – they do not even know how to explain.

Investments are still an unfamiliar ground. During the survey carried out by Centro Einaudi, 25,4% of interviewees say to prefer liquid assets (50% of their total assets). There is no doubt that the situation of international markets will improve, but investors feel confused when choosing where to invest. The survey conducted by Centro Einaudi also confirms that 46% of Italians are not inform on financial topics and they still prefers asset management, which involves only 10 of investors.

The Centro Einaudi has gathered some news on female representative sample: women are imposing themselves as administrator of the family budget. They have always took care of the family expenses (72,6%)but most of them today take care of family investments (59,6%)and make important decisions.  Perhaps those who create investment products should reflect on this trend. They should also reflect on the fact that women are aware of the economic crisis and they suffer from its consequences because often more fragile as far as finance, but women are less apprehensive and worried than men. One woman out of eight (12,3%)thinks that the economic crisis “is an opportunity to plan and to stake on our life”. It seems a more intelligent approach to the one chosen by those who keep the money (1%) in a bank, that is in the eye of the alleged storm.

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