UN CAPPELLO AL RISTORANTE OPERA
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| ottobre 2019 | 440 Visite | con Commenti disabilitati su UN CAPPELLO AL RISTORANTE OPERA

RICONOSCIMENTO ALLO CHEF STEFANO SFORZA DA PARTE DELLE GUIDE DE L’ESPRESSO 2020

A Firenze nei giorni scorsi è stata la giornata della Guida de L’Espresso e a 5 mesi di distanza dall’apertura del Ristorante Opera, la guida più rappresentativa d’Italia, curata da Enzo Vizzari, ha non solo incluso lo chef Stefano Sforza nelle eccellenze della cucina italiana ma gli ha anche assegnato uno dei suoi famosissimi cappelli.

Il patron Antonio Cometto
ph Davide Dutto

Antonio Cometto, patron del ristorante non nasconde la gioia per il riconoscimento appena ottenuto da Le Guide de L’Espresso: “Siamo una giovanissima realtà sulla piazza di una città bellissima come Torino. Siamo una realtà imprenditoriale e ristorativa che si è solo recentemente affacciata nel mondo delle guide, nonostante anni di esperienza maturati in altre strutture. Un simile traguardo raggiunto a pochi mesi dall’apertura non può che riempirci di orgoglio, motivando ogni singolo componente del nostro staff a fare sempre meglio e sempre di più. Siamo consci di essere all’inizio del nostro percorso e di avere davanti a noi tanta strada”.

Lo chef Stefano Sforza non lesina commenti, ne nasconde la gioia per il traguardo raggiunto: “Chiaramente non sono i riconoscimenti a dare un senso al nostro operato, gusto ai piatti e rigore alla sala ma sono quel dettaglio in più che rende speciale ciò che ogni giorno facciamo. Ci rendono consapevoli delle nostre possibilità e potenzialità. Come quella pacca sulla spalla che aspettavi da tempo. È solo l’inizio ne sono certo, l’ho detto ai ragazzi in cucina e in sala, questa mattina quando sui loro volti era tangibile la gioia per il traguardo raggiunto a pochi mesi dall’apertura. Vi aspettiamo a Torino per mostrarvi la nostra Opera migliore!”.

LA SCHEDA

Lo chef Stefano Sforza
ph Davide Dutto

Un locale raffinato, con spazi ampi, mattoni a vista, legno. Una sala nascosta e bella. Ma le ambizioni non sono negli arredi, piuttosto nella cucina di un (abbastanza) giovane cuoco che conosce tecnica e mestiere e li mette al servizio di sapori intensi, come nella pasta cotta nel brodo di cozze con la ‘nduja, nel risotto con limone, prezzemolo e bottarga, nelle animelle con gamberi e liquirizia. O infine in ricette che sono solo apparentemente semplici: i tagliolini cotti in acqua di pomodoro con sugo di pomodori confit, ad esempio, che sono l’esaltazione professionale di un gusto casalingo. Il servizio è preciso e cortese, la carta dei vini è abbastanza fornita. Menù a 60 euro (tradizionale o vegetariano) e 80 euro. A pranzo anche a 30 (con due portate nel menù. Alla carta sui 70 euro.

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