POLIGNANO A MARE ACCENDE I RIFLETTORI SU RON DURANTE LA VIIa EDIZIONE DI MERAVIGLIOSO MODUGNO
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| agosto 2017 | 274 Visite | con Commenti disabilitati su POLIGNANO A MARE ACCENDE I RIFLETTORI SU RON DURANTE LA VIIa EDIZIONE DI MERAVIGLIOSO MODUGNO

Si è svolta a Polignano a Mare nelle scorse settimane la VIIa edizione di Meraviglioso Modugno, lo spettacolo-evento dedicato ad uno dei padri della canzone italiana, andato in scena nella suggestiva Piazza Aldo Moro. Sul palco tanti gli ospiti che si sono avvicendati sotto la direzione artistica di Stefano Senardi e Maria Cristina Zoppa a partire da Arisa, Fabrizio Moro, Max Gazzè, Syria, da Sanremo Giovani Marianne Mirage, Francesco Guasti e Leonardo Lamacchia, da Amici Federica Carta, per finire con Rosalino Cellamare, in arte Ron.

Oltre ai cavalli di battaglia della sua carriera Ron si è esibito in una personalissima interpretazione di Meraviglioso, una delle canzoni più celebri di Modugno, nonostante la scarsa attenzione ricevuta al momento della sua pubblicazione (1968). Reinterpretata nel 2008 dal gruppo salentino Negramaro, è stata eseguita al piano da Ron poco prima di cimentarsi in un altro pezzo storico di Modugno, Dio, Come ti amo! con il quale nel 1966 Mister Volare vinse il Festival di Sanremo al fianco di Gigliola Cinguetti.

Durante la serata Ron ha ritirato anche la targa per la Va edizione del Premio Città di Polignano a Mare, riconoscimento che quest’anno è stato assegnato ad un uomo simbolo di rinascita, il Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi come colui che, per dedizione, sacrificio, coraggio e passione è diventato fulcro e punto di riferimento per molte delle Città del Centro Italia colpite dal terremoto del 2016. La scelta di consegnare simbolicamente il premio nelle mani di Ron è frutto del fatto che proprio lui di recente è stato tra i protagonistI di RisorgiMarche (assieme a Niccolò Fabi, Fiorella Mannoia, Malika Ajane, Paola Turci, Daniele Silvestri, Max Gazzé e Francesco de Gregori) il Festival, nato da una idea di Neri Marcorè, che dallo scorso 25 giugno al 3 agosto, è stato capace di far rivivere i luoghi distrutti dal terremoto.

Ron tra gli artisti più acclamati dal pubblico a Polignano a Mare è in tour per l’Italia con “LA FORZA DI DIRE SÌ”, il doppio album, contenente i suoi brani più celebri reinterpretati insieme ad altri 24 artisti italiani, nato dall’esigenza di sostenere, AISLA, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica. All’interno del disco anche “L’Ottava Meraviglia” prodotto da Fabrizio Ferraguzzo e brano con il quale Ron si è presentato all’ultimo festival di Sanremo.

 

È stato tra gli ospiti più applauditi di Meraviglioso Modugno. Cosa resta oggi di un artista come lui e perché ha deciso di essere a Polignano?

Ho sempre ammirato Modugno e non sarebbe potuto essere altrimenti. Dava peso con il canto e il suo impeto alle parole che aveva dentro e che scandiva attraverso la musica. Nessuno cantava come lui, era pazzesco, mi aveva già colpito agli inizi anche perché era in grado di toccare le corde più tristi e profonde dell’animo umano senza rinunciare mai al sorriso. Una persona pazzesca, difficile ma anche molto bella.

Questa partecipazione si inserisce all’interno di “La Forza di dire sì Tour” che prosegue in tutta Italia fino a fine Settembre. Come sta andando?

Bene, molto bene. E’ bello andare a cantare perché alla fine il nostro lavoro vero è quello del concerto, perché si fanno i dischi, fai la televisione, la radio ma in fondo noi che veniamo dagli anni ‘70/’80, abbiamo imparato a cantare sul palco, per cui per noi andare in giro a cantare e suonare corrisponde sempre ad una iniezione di adrenalina molto forte oltre che di grande divertimento.

Il suo doppio album, che sta promuovendo, sostiene ancora una volta AISLA. Come nasce tutto questo trasporto?

Il mio migliore amico è Mario Melazzini, presidente di Aisla, oncologo bravissimo che ad un certo punto della sua vita si è trovato ad essere malato di Sla, una malattia sconosciutissima ai tempi anche se lui aveva già capito cosa potesse essere. Cercò di raccontarmi per sommi capi cosa sarebbe successo ma non capivo, è troppo complicato da accettare. La malattia peggiorava sempre di più, e in modo bastardo perché ti lascia funzionante il cervello e distrugge tutto il resto. Un giorno Mario mi disse: “Perché non fai un disco con i tuoi colleghi e raccogliamo del denaro per la ricerca? Anche per dare visibilità ad una malattia che nessuno conosce!”. La trovai un’idea bellissima e lo assecondai, parliamo di 12 anni fa e di un album che conteneva 14 canzoni. Poi è arrivato il secondo, composto questa volta da due album, con 24 artisti e altrettanti duetti.

Un artista, oggi, riesce ancora a fare del bene, quindi?

Assolutamente si. Anche l’idea di Neri Marcorè, RisorgiMarche è una cosa fantastica della quale sono stato testimone diretto: ho avuto il mio bel prato, a 1600 metri di altezza, dove ho cantato di fronte a 6.000 persone che hanno raggiunto il posto a piedi, scarpinando dalla mattina. E’ stata una emozione pazzesca, eravamo su una terra meravigliosa ma anche tanto bastonata. L’amico Neri Marcorè ha avuto una intuizione meravigliosa, non credo sia stato facile per lui organizzare il tutto, parliamo di 10 artisti e di altrettanti posti diversi in cui si è cantato. E’ bellissimo vedere come la musica ci sia sempre poi, non manchi mai quando serve.

Era il 1970, aveva 16 anni e fu quello l’anno in cui per la prima volta salì sul palco dell’Ariston. Cosa resta di quel ragazzo, di Rosalino Cellamare che tutti, oggi, conoscono come Ron?

Un tempo c’erano i concorsi per voci nuove, non c’erano i talent, venivi adocchiato da un produttore, parlava con i tuoi genitori, ti facevano un provino e se andavi bene ti facevano arrivare in una casa discografica e da lì si vedeva. E’ cambiato tutto, è cambiato il mondo, è cambiata la voglia di fare i dischi in un certo modo: adesso si fa tutto troppo in fretta, soprattutto i dischi. Alla radio senti un suono unico, non c’è più la voglia di stare a ricercare un preciso modo di fare la musica e un modo che sia libero, perchè prima era libera la musica. Andavi in sala e c’era un entusiasmo pazzesco, andavi con il tuo gruppo, con l’orchestra e lì inventavi tutto. Adesso c’è invece tanta omologazione.

Alcuni sui successi fanno parte della storia della musica italiana (Attenti al Lupo, Non abbiam bisogno di parole…). Come si esce indenni da tutto questo? Dalla storia scritta, dai tormentoni, dai tempi che cambiano?

Intanto ho sempre fatto quello che mi piaceva fare, anche scontrandomi molto con i miei discografici. Mi ricordo una canzone come Joe Temerario, siamo nel 1984, una storia bellissima, la volevo far incidere ma continuavano a ripetermi che era roba per bambini ma non era così. La feci ascoltare a Pippo Baudo e diventò la sigla di Domenica In, avendo chiaramente un successo enorme. Questa è la forza di chi vuol fare il nostro lavoro in un certo modo ma impone anche la propria idea che ha dentro. Oggi ci sono troppe persone che comandano vicino ai ragazzi che muovono i primi passi nel mondo della musica.

In cima alle classifiche troviamo per lo più tormentoni che arrivano dalle voci appena uscite dai talent. Si stava meglio prima o semplicemente oggi la musica si fa in modo diverso?

Non ho nulla contro i talent, ma credo siano mancanti di una fase importantissima della nostra Italia canterina, parlo dei cantautori. Vengono fuori dei cantanti fortissimi, delle gran voci ma sono pochi i ragazzi che scrivono e che riescono ad imporsi scrivendo e cantando. Vero anche che all’interno di questi programmi se un ragazzo sconosciuto canta una canzone altrettanto sconosciuta non avrà lo stesso appeal che se lo si fa cimentare su un grande successo italiano o internazionale.

L’ottava meraviglia, oltre ad un suo grande successo, cosa è per lei?

È il volo, nel senso bello del termine. Adesso è tempo di volare, di buttarsi, di avere coraggio, di fare e per fare devi volare con la fantasia, con se stessi, con il mondo, nonostante tutti i suoi problemi. Non state fermi, non rimanete attaccati alla terra.

Crede in Dio?

Si.

È felice?

In generale? Sono una persona abbastanza serena. La felicita è una parolona: abbiamo dei momenti e degli sprazzi di felicità meravigliosi però non è facile restare felici. Diciamo che quando arrivano me li godo molto.

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