La pizza si fa arte
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| 2016 | Investo Food | News
| luglio 2016 | 958 Visite | con Commenti disabilitati su La pizza si fa arte

Ha chiuso i battenti praticamente questa notte l’ottava edizione di Collisioni, il festival di letteratura e musica che anima le colline di Barolo. Tanto buon vino, in ogni vicolo del paese ma anche incontri e degustazioni legate al delicato tema del food: questa volta a scendere in campo sono i veri protagonisti, i produttori stessi, chiamati, proprio da una terra che tutto il mondo ci invidia, non a caso riconosciuta patrimonio UNESCO, a dialogare intorno a concetti chiave come la sana alimentazione.

Sotto i riflettori il Molino Quaglia, con Bread Religion, la tappa dell’evento lanciato da Petra Molino Quaglia nel 2013, assieme a otto tra i più importanti pizzaioli italiani. Hanno provato a fare cultura, dal palco che Collisioni quest’anno ha deciso di dedicare all’alimentazione contemporanea, affrontando quell’affascinante piatto (e la sua preparazione, ndr) che tutto il mondo ci invidia: la pizza. Si è parlato di quanta cura debba metterci quello che oggi a tutti gli effetti è considerato un cuoco, e non a caso alcuni addetti ai lavori parlano di una stella (Michelin, ndr) da dover riconoscere ai migliori esponenti del settore. La diatriba continuerà ancora a lungo ma la perizia di un esperto lievitista nella realizzazione di una pizza non è certo qualcosa che si può improvvisare e fare cultura intorno al cibo vuol dire proprio questo, far capire a bambini, alle loro madri, insegnanti e nonne come la pizza sia un piatto completo, nutriente e leggero, a patto che ci si affidi a ingredienti eccellenti e a quelle tecniche che trasferite in tavola, sembra quasi siano in grado di portare anche un pezzo di quella natura dalla quale tutto nasce. Tutto questo poco prima di arrivare a parlare degli accostamenti, anche dei più improbabili e di come un vino eccellente si sposi a meraviglia con la pizza (provate una bollicina italiana, ndr).

Sul palco insieme a Piero Gabrieli del Molino Quaglia si sono alternati: Renato Bosco – Saporè, San Martino Buon Albergo (Vr); Giorgio Caruso – Lievità, Milano; Massimo Giovannini – Apogeo, Pietrasanta (Lu); Carmine Nasti – Da Nasti, Bergamo; Antonio Pappalardo – La Cascina dei Sapori, Rezzato (Bs); Massimiliano Prete – Gusto Madre, Saluzzo (Cn); Corrado Scaglione – Enosteria Lipen, Canonica Lambro (Mb); Giuseppe Vesi – Pizza Gourmet, Napoli.

La conclusione è tutta in uno spicchio di focaccia, nata da una delle farine più gourmet d’Italia, fatta con grano tenero da agricoltura sostenibile, coltivato in Italia e macinato a pietra. Siamo difronte all’emblema della cucina popolare che rappresenta il nostro paese, mica solo Barolo, con il suo gusto e la sua bellezza per fortuna, ancora incontaminata.

 

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