Il Mercante D’Arte
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| maggio 2016 | 1113 Visite | con Commenti disabilitati su Il Mercante D’Arte

Una professione che rende? L’antiquario, il mercante d’arte. Certo, rende se si è bravi, se si sono approfonditi gli studi, se si ha coraggio. Se si ha anche fortuna. D’altronde Napoleone pretendeva che i suoi generali fossero anche fortunati.

E la fortuna non è mancata neppure a Marco Datrino, antiquario che vive nel castello di Torre Canavese, a poche decine di km da Torino, circondato da capolavori di ogni tempo della pittura, della scultura, dell’ebanisteria. Ma Datrino la fortuna se l’è meritata con le competenze acquisite sin da bambino, seguendo il padre. Per arrivare, all’inizio degli Anni 90, ad ospitare nel suo castello di Torre, trasformato in una sorta di museo, i tesori del Cremlino che, per la prima volta, venivano esposti in Occidente.

Fu un successo clamoroso, meritato. Ma fu anche la chiave che permise a Datrino di acquistare migliaia di dipinti dell’arte sovietica, del realismo socialista. E l’antiquario piemontese, con quell’operazione, creò il mercato mondiale del settore. Rivendendo i quadri agli americani ed anche ai russi quando, finita la crisi dell’era di Gorbaciov ed Eltsin, poterono tornare a spendere.

Ma è tutta la storia di Datrino, narrata nel libro “Un antiquario al Kremlino”, pubblicato da Hever, a rendere evidente che la professione di antiquario rende, ed anche tanto. Castelli acquistati con tutto l’arredamento e poi rivenduti, cifre miliardarie (in lire) spese e guadagnate nell’arco di poche settimane. Una vita avventurosa, tra colpi fantastici ed atti di pura incoscienza. A contatto con capi di Stato e nobili decaduti, grandi collezionisti e piccoli illusi. Ma sempre immerso nel bello, quando non nel magnifico. Quadri che arrivavano e ripartivano, altri che si fermavano nelle sale del castello.

E poi il regalo al suo paesino d’acquisto, alle 600 anime di Torre. Che, grazie a Datrino, ospitano sui muri quadri di pittori russi e baltici, kazaki e cinesi, iraniani e siriani, palestinesi ed israeliani. Oltre ad italiani e francesi. Tutti invitati, nel nome della pace, a Torre per realizzare un’opera da esporre sui muri ed altre due da regalare al Comune  che, ormai, conta più quadri che abitanti. Ma a Torre c’è anche una via che ospita decine di statue ed installazioni fatte realizzare da Datrino in onore di Federico Fellini e dei suoi film.  Tutto a spese sue, compresi i periodici restauri di quadri e statue che sono esposti alle intemperie

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