Stefano Quercetti
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| 2014 | 2014 – Numero 3 | In evidenza | Investo Man
| giugno 2014 | 1589 Visite | con No Comments

Come è nata la passione della famiglia Quercetti per la produzione di giocattoli?

Per caso. Il primo ad avvicinarsi a questo mondo fu mio padre, Alessandro Quercetti. Alla fine degli anni ’40, al suo rientro in patria dopo aver preso parte al secondo conflitto mondiale, dovette trovare un’occupazione. Casualmente trovò lavoro proprio in una piccola fabbrica di giocattoli, la Inco Giochi. Quel primo impiego avrebbe condizionato la sua vita. Scoprì una vera passione per questo settore. Nel ’50 decise di mettersi in proprio.

Quanto e come il suo percorso di studi ha influenzato la possibilità di ottimizzare le modalità di produzione della sua azienda?

La scelta del mio percorso di studi è stato decisivo per il mio ruolo in azienda. Quando sono entrato in Azienda, 26 anni fa, dopo la laurea in Ingegneria Elettronica, ho subito avuto modo di mettere in pratica le nozioni apprese durante i miei studi al Politecnico di Torino. Nei primi anni in Azienda mi sono occupato di programmare macchine per produrre gli stampi necessari al rinnovamento della linea di prodotti della Quercetti, introducendo i primi computer in officina. Ricordo con orgoglio il primo riconoscimento relativo all’attività di istruzione del personale arrivato con un premio, conferito dall’azienda giapponese produttrice delle macchine EDM usate nell’officina, per aver fatto funzionare una macchina computerizzata per più di 5.500 ore in un anno: un record per l’epoca, anche rispetto alle più tecnologiche aziende del Sol Levante.

Quanto le è costata la scelta di mantenere la propria produzione di giocattoli completamente in Italia?

Molto. Quando tutti, o la grande maggioranza, delocalizzava all’estero in special modo in Cina, noi abbiamo preferito continuare la produzione in Italia per meglio seguire i mutamenti del mercato e poter fornire ai nostri clienti un servizio di consegna efficiente e rapido. Quest’ultimo aspetto soprattutto è un bel vantaggio per le imprese: oggi siamo in grado di consegnare in tutto il mondo entro 3 settimane dall’ordine, contro i 4 o 5 mesi delle aziende cinesi e questo permette ai distributori di poter effettuare più acquisti durante l’anno, senza doversi rifornire con grandi quantità in anticipo e, specie in un momento di crisi di mercato come quello attuale, è un fattore che ci permette di essere molto vicini alle esigenze dei nostri clienti che possono fare ordini senza rischiare di sbagliare le quantità. Poiché controlliamo tutte le fasi della produzione, il nostro magazzino è ridotto ai minimi termini, produciamo in base agli ordini che riceviamo.
Oggi per scegliere di produrre in Italia ci vuole un pizzico di follia: non esiste un solo fattore di sistema che consiglierebbe di rimanere: costo dell’energia più alto d’Europa, tassazione alle stelle che sta compromettendo anche le aziende più sane (tra imposte sul reddito, Imu e Tarsu l’anno scorso la Quercetti ha pagato in tasse più del 74 % del suo reddito), costo del lavoro per unità di prodotto del 30% più oneroso che in Germania, rigidità del mercato del lavoro sia in ingresso che in uscita, costo del credito 3 volte più alto della Germania, burocrazia punitiva e assurdamente complicata, leggi interpretabili quindi non vi è certezza di giudizio etc etc. Ci salva solo il tessuto industriale, profondamente diffuso che consente di trovare con molta facilità fornitori preparati e aggiornati.

In quanto azienda leader nel settore del giocattolo educativo, quali sono le caratteristiche per le quali questo marchio rappresenta un fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana?

Noi facciamo giochi prevalentemente per bambini da 1 a 6 anni. Specie nei primi anni di vita i bambini hanno bisogno di manualità, contatto, colori, movimento più che di una consolle o di un tablet. In un primo momento sembrava che la novità dei giochi elettronici prevalesse sui giochi tradizionali, poi però le due realtà si sono riequilibrate. Oggi c’è una riscoperta dei giochi tradizionali sul mercato, la loro valenza, infatti, dura nel tempo e non può essere minata dall’innovazione tecnologica. I nostri giochi inducono alla socialità, al rapporto con gli amici, con i genitori, sono un momento di vita che ha un valore aggiunto rispetto ai giochi elettronici.

I famosissimi chiodini sono il prodotto più rappresentativo della vostra azienda, ci racconta come è nata e si è evoluta questa idea?

Negli anni ’40 inizia a circolare in Francia la moda di un mosaico multicolore in rilievo. Si trattava di una semplice tavoletta in cartone, da usare insieme a un disegno guida e tanti fiammiferi con il fusto in legno e con la testa in ceralacca colorata da infilare nella tavoletta. Mio padre capì subito le grandi potenzialità di questa idea e la brevettò in Italia.
Affina l’aspetto e migliora la qualità dei chiodini, realizzandoli in plastica con testa semisferica, rendendoli di qualità migliore e con misure leggermente più grandi. La tavoletta traforata diventa in plastica infrangibile e viene proposta in nuovi formati. Grazie a questa intuizione e alle modifiche apportate, questo semplicissimo gioco sarebbe diventato un successo planetario.
Negli anni ’60 e ’70 i Chiodini Quercetti erano diventati un vero fenomeno di costume per diffusione e capillarità rendendo questo gioco, in breve tempo, un classico ineguagliabile che ha accompagnato, e ancora oggi accompagna nella crescita e diverte milioni di bambini di tutto il mondo.
Dal ’53 ad oggi abbiamo venduto oltre 50 milioni di pezzi, per un totale di oltre 15 miliardi di chiodini. Ancora oggi, nell’era del digitale, questo resta il prodotto più amato e venduto.
Ancora oggi, il chiodino non cede alla concorrenza “digitale”. Anzi si rinnova! Così nasce Pixel Art, un gioco di composizione che permette di realizzare ritratti e opere d’arte attraverso l’uso di migliaia di chiodini colorati e 9 tavolette modulari. Il risultato è un effetto fotografico ricco di colori e sfumature. 10,800 chiodini colorati, correttamente inseriti nelle griglie, vengono usati per dar vita ad un ritratto degno di un opera d’arte “puntinista”. L’occhio umano miscela i 6 colori dei chiodini, dando vita a migliaia di colori e sfumature, per ricreare ritratti, immagini, foto e opere d’arte. Oggi la linea di Chiodini Quercetti copre fasce d’età che vanno da 1 ai 99 anni, regalando ai più piccoli un mondo fatto di chiodi colorati con cui stimolare l’immaginazione e, a chi bimbo non è più, lo stupore della riscoperta e della creazione.

Sono stati fatti degli investimenti mirati per riuscire a mantenere un trend alto nonostante l’attuale crisi economica?

Le vendite si realizzano con gli investimenti, che negli ultimi anni l’azienda ha rivolto ad aumentare significativamente la propria capacità produttiva attraverso l‘ampliamento nel numero dei macchinari di stampaggio. Naturalmente è anche fondamentale dare la giusta importanza ai nuovi canali di vendita. L’e-commerce sta diventando sempre più strategico per il nostro brand. La sfida vinta nell’ultimo anno è stata quella di aver saputo integrare i canali digitali con quelli fisici. Affiancare il negozio “virtuale” a quello tradizionale ha significato aumentare esponenzialmente le vendite e farsi conoscere di più, oltre che approcciare una clientela più variegata e giovane.

La qualità è uno dei punti di eccellenza dell’azienda, quali sono le modalità utilizzate per ottenere tale risultato?

Tutto il lavoro, a partire dalla progettazione del giocattolo fino al confezionamento del prodotto finito è interamente realizzato nell’unica sede di Corso Vigevano, a Torino. L’intero ciclo di produzione, concept, prototipazione, sviluppo, costruzione stampi, stampaggio, confezionamento, spedizione è svolto in Italia con manodopera residente, sviluppando un indotto sul territorio. Produrre in Italia ci consente di mantenere le competenze e il know how nel nostro paese, e soprattutto ci permette di controllare la qualità di ogni nostro prodotto dall’inizio alla fine della lavorazione. Oltre che a limitare, per quanto possibile, la possibilità dei nostri concorrenti di copiarci. Sono convinto che il valore aggiunto del prodotto italiano vinca nel tempo. Non ci sono bassi costi o elettronica che tenga.

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