Quando lo Sport è disciplina, ma pure stile.
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| 2014 | 2014 – Numero 2 | Investo Design
| giugno 2014 | 1846 Visite | con No Comments

Lo sport? Certo è allenamento, disciplina, talento. Ma anche una questione di stile. Perché bisogna saper vincere, così come bisogna saper incassare le sconfitte. Però c’è anche un altro stile, quello estetico. Una bellezza che non è solo esteriore, fittizia, superflua, ma è sostanza. Forma che dà corpo a un messaggio, che contribuisce a fare di un’esperienza agonistica una suggestione memorabile. E se c’è qualche campione, qualche squadra prestigiosa, qualche evento mondiale che in questi anni si mette alla ricerca di un tratto distintivo, beh, è molto facile che scelga di suonare al campanello di un marchio tutto piemontese e torinese: Pininfarina.

Guai, infatti, a considerarla una griffe che ha legato la propria attività esclusivamente al mondo dell’automotive. La storia parla chiaro: sia nel passato più recente che in quello più lontano. Quello tra Pininfarina e lo sport è un rapporto forte, consolidato negli anni, che non ha mai fatto differenze tra discipline, stagioni e regole del gioco. Il frutto più recente di questa passione così focosa è il Dubai Tour, la prima edizione della corsa ciclistica a tappe che all’inizio di febbraio ha portato i campioni delle due ruote a percorrere le strade del Medio Oriente, territorio ricco e con una gran voglia di emergere alla ribalta mondiale. Il simbolo di questa competizione è nato proprio nel Centro Stile alle porte di Torino, plasmando il trofeo assegnato al vincitore dal Dubai Sport Council. Un cerchio, a prima vista, ma con richiami che spaziano dalle ruote della bicicletta alle immagini vintage di questo sport, quando i concorrenti indossavano a tracolla le camere d’aria di riserva, in caso di forature. Un premio, dunque, ma anche un oggetto chiamato a regalare un impatto emotivo. E che può vantare un albero genealogico piuttosto autorevole. A partire, per esempio, dal simbolo di quello che è stato forse il più grande evento sportivo sul territorio italiano in tempi recenti: la torcia dei Giochi Olimpici invernali del 2006. Appuntamento per il quale Pininfarina ha ingegnerizzato e prodotto 12mila unità numerate per le Olimpiadi e altre 125 per i successivi Paralimpici. E la stessa firma ha distinto il braciere, costruito con i suoi 57 metri di altezza al fianco dello stadio Olimpico di Torino. Di Pininfarina anche il logo di Euritmica 2008, campionato Europeo di Ginnastica ritmica disputato sempre nel capoluogo piemontese.

Passando alla disciplina forse più amata in Italia, anche il calcio ha un legame con Pininfarina: si tratta dello Juve Stadium, inaugurato nel 2011 e griffato nella progettazione delle aree interne per pubblico e giocatori, dal salone d’onore agli spalti, fino alle panchine, gli spogliatoi e i ristoranti. Un gioiello avveniristico, a detta di molti osservatori, che mantiene il suo legame con il marchio dello stile sabaudo. Ma non finisce qui: Pininfarina vuol dire anche, per antonomasia, la Galleria del Vento: la struttura mitica di Grugliasco che da decenni sfida la legge di gravità e quelle della fisica in generale, cercando di regalare con il disegno e l’innovazione qualche chilometro all’ora in più agli amanti della velocità. Come Simone Origone, campione del mondo di sci di velocità, ma prima di lui addirittura un mito come Francesco Moser aveva preparato lì gli accorgimenti per il record dell’ora. E poi Reinhold Messner, che presso il Centro Ricerche collaudò la tenda d’alta quota, mentre Isolde Kostner, campionessa dello sci alpino in tempi recenti, testò la sua tuta da gara. Idem Daniela Ceccarelli, che chiese una mano per prepararsi ai Giochi di Salt Lake City del 2002. Proprio a Torino 2006, invece Antoine Dénériaz si aggiudicò l’oro nella discesa libera maschile vestendo la tuta testata in galleria del vento. Senza dimenticare l’impegno per lo sviluppo di molte attrezzature usate da atleti con disabilità.

“La nostra attenzione per lo sport ci accompagna da sempre – dichiara il presidente, Paolo Pininfarina -. Quella passione che ha reso possibile anche la collaborazione con il Dubai Sports Council coinvolgendoci in ogni fase del progetto della gara ciclistica più prestigiosa del territorio asiatico. Siamo partiti dalla ricerca di stile e siamo arrivati allo sviluppo 3D di tutti i dettagli del Trofeo, fino al supporto durante il processo di produzione. Il Trofeo riflette i principi dello stile Pininfarina: la ricerca della purezza delle linee e una sintesi estetica che, nel caso di automobili o di oggetti per la casa, è una combinazione di bellezza e funzionalità, forma e tecnologia”.

 

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