Perché Berlino? fattori del successo dell’ecosistema startup
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| 2014 | 2014 – Numero 2 | Investo Startup
| giugno 2014 | 1528 Visite | con No Comments

A Berlino nell’arco del 2012 sono nate 44.228 startup attive nell’economia digitale, un comparto che nel 2011 ha generato un fatturato di quasi 9 miliardi e creato 62.400 posti di lavoro. Se si considera l’intero settore della comunicazione e dell’informazione (anche non digitale) il fatturato supera ampiamente i 10 miliardi[1]. Il 44% dei founders di startup a Berlino è straniero, segno che la città attrae un gran numero di giovani imprenditori da tutto il mondo. Perchè?

Vi è certamente una serie di condizioni favorevoli preesistenti che hanno dato il la all’esplosione della startup economy cittadina, tra cui l’ormai celebre livello dei prezzi immobiliari, che permette di trovare locali ed avviare un’attività anche con pochi mezzi. La più grande ricchezza di Berlino è però quello che suole un po’ brutalmente definirsi “capitale umano”, ossia la generazione di giovani sfornata da università ed altre istituzioni di educazione superiore presenti in città, dotata di un’eccellente preparazione in informatica, IT ed economia, ma soprattutto internazionale (su un totale di 160.000 nuovi iscritti all’università[2] nel 2012/13, poco meno di 30.000 erano stranieri). E poi c’è un’infrastruttura ideale, fatta di mezzi di comunicazione e di trasporto efficientissimi ed economici, servizi di ogni genere per le piccole imprese (coworking spaces, acceleratori, incubatori, scuole di management, servizi di coaching per founders etc.).

Anche il governo – nazionale e locale – ha i suoi meriti: a livello nazionale si è intervenuti con alcune (poche, per la verità) innovazioni legislative, prima fra tutte l’ormai ben collaudata introduzione nel 2008 delle srl con capitale di 1€ (Unternehmergesellschaft – UG), che si costituiscono in pochi semplici passi e con un esborso minimo in termini di onorari notarili e imposte varie[3]. E poi c’è la mastodontica Agentur für Arbeit (equipararla ai centri per l’impiego italiani sarebbe riduttivo), che nell’ambito delle sue molteplici attività di ente pubblico di collocamento ed assistenza sociale prevede tra l’altro anche delle apposite indennità di avviamento[4] cui ha diritto di accedere ogni giovane imprenditore dotato di un business plan credibile, che nelle fasi iniziali della propria attività ancora non produce reddito. A Berlino c’è inoltre la IBB[5], il fondo d’investimento della città, che offre una serie di possibilità per ottenere finanziamenti, investimenti o più semplicemente assistenza ed aiuto. Naturalmente, date tali condizioni, anche gli investitori privati non hanno tardato a farsi avanti, dando ulteriore slancio ad un “ecosistema” economico e culturale che ha generato o attratto anche players globali, come Zalando, Spotify, Soundcloud o, da ultimo, Yandex.

 

AUTORE VITTORIO DE VECCHI LAJOLO

 

 

 


[1]   Dati dell’assessorato economia, tecnologia e ricerca (Senat für Wirtschaft, Technologie und Forschung)

[2]   Università ed altre scuole di formazione superiore, dati tratti da Statistisches Jahrbuch Berlin 2013.

[3]   Fino al marzo 2013 era previsto una sostanziale esenzione dalla tassazione di dividendi e plusvalenze per le società di capitali che detenevano partecipazioni anche minime in altre società di capitali. Tale sgravio è stato cassato dalla Corte di Giustizia UE (v. C-284/09) ed è pertanto rimasto solo a favore di partecipazioni sopra il 10% (e sotto il 25%, soglia oltre la quale è applicabile la direttiva 90/435/CE).

[4]   Il Gründungszuschuss, v. sul sito della Agentur für Arbeit.

[5]   Investitionsbank Berlin, www.ibb.de.

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