L’Economia del Web: un capitalismo senza attriti
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| 2014 | 2014 – Numero 3 | Psico Investo
| giugno 2014 | 2431 Visite | con No Comments

Un presupposto fondamentale della teoria tradizionale economica è saltato in aria ed è la perfetta informazione di tutti gli operatori economici: consumatori, risparmiatori, lavoratori, imprenditori. In realtà è sempre stato un punto debole dell’economicismo. Ma la questione è tornata in auge a causa dell’avvento di Internet. Il sopraggiungere della Rete ha indotto a pensare che stesse per giungere un’epoca in cui tutti potessero entrare in possesso dell’informazione economica necessaria, creando le condizioni di un “capitalismo senza attrito”.

Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia nel 2001, ha scritto che <>.

Nel Settecento e nell’Ottocento gli economisti si rendevano conto di quanto fosse irrealistica l’ipotesi della perfetta informazione degli operatori economici. Ma l’economia del Novecento ha ignorato completamente il fatto che le distorsioni informative alterano le condizioni fondamentali dell’analisi. Avevano bisogno di modelli matematicamente limpidi: le imperfezioni dell’informazione li rovinavano e perciò non se ne teneva conto. Joseph Stiglitz scrive che <>. Non succede mai che tutti gli operatori abbiano le stesse informazioni relativamente alle varie transazioni economiche.

Molti hanno strumentalizzato l’avvento di Internet per sostenere che era finalmente arrivato il momento in cui le informazioni potevano essere perfettamente distribuite. Soprattutto perché il costo di pubblicare e di trovare le informazioni era drammaticamente ridotto. È stato proprio Bill Gates a introdurre il concetto di “capitalismo senza attriti”, cioè senza gli inutili freni dovuti ai costi di transazione e all’asimmetria delle informazioni. Tuttavia il web ha generato anche molte nuove asimmetrie, non solo per il digital divide, cioè la crescente distanza tra le persone connesse e quelle che per motivi anche economici non possono accedere alla Rete. Persino tra coloro che sono connessi si sono sviluppate certe distorsioni. Internet ha favorito il cosiddetto information overload, un bombardamento di informazioni tanto massiccio da diventare insopportabile. Un bombardamento che favorisce alcuni rispetto ad altri.

Herbert Simon, Nobel per l’economia nel 1978, psicologo di formazione, diceva che <<l’abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione>>. Nessuno vuole davvero che internet elimini le iniquità e che l’informazione sia distribuita equamente: si invoca, ad esempio, la protezione della privacy proprio per contrastare un sistema dell’informazione troppo invadente. Inoltre le oligarchie capitalistiche non rinunciano al loro potere sull’informazione che genera fortissimo profitto ma non diventano trasparenti solo perché esiste internet. Insomma, i mercati perfettamente informati sono un’invenzione teorica senza fondamento. Ma se i mercati non possono essere perfettamente informati, allora la concorrenza perfetta non è possibile. E se l’informazione non è mai distribuita perfettamente allora è sempre asimmetrica.

Tutto ciò fa saltare in aria il modello neoclassico, organizzato intorno a un presupposto che è vero solo se è perfettamente vero. E che, non potendolo essere, è sempre falso. Ma se il mercato è sempre imperfetto, allora non vale più nessuna delle conseguenze normative che il modello economista pretendeva di far valere. Senza interventi esterni il mercato distribuisce le risorse in maniera inefficiente, ingiusta e diseguale. L’economia non è una disciplina che può bastare a se stessa. La cultura e la struttura sociale diventano importanti nell’analisi economica per comprendere l’economia. Lo stesso vale per l’informazione, che può coincidere nella nostra era con il web.

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