La figura giuridica della start-up innovativa
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| 2014 | 2014 – Numero 2 | Investo Startup
| giugno 2014 | 1514 Visite | con No Comments

La congiuntura economica ha rappresentato per l’Italia un’opportunità per introdurre nuove normative che possano promuovere la nascita e lo sviluppo di imprese innovative, spesso trascurate in un Paese che ha assistito passivamente al declino di modelli di business tradizionali.

E’ trascorso poco più di un anno dall’introduzione della figura giuridica della start-up innovativa, società a regime speciale che gode di alcune importanti deroghe nell’ambito del diritto societario, ma anche del diritto del lavoro e della disciplina fiscale e delle crisi d’impresa. Nel corso del 2013 sono state iscritte nella sezione speciale del registro imprese dedicata alle start-up innovative circa 1.500 imprese.

Possono beneficiare di tale regime speciale tutte le società di capitali, purché non quotate, che abbiano determinate caratteristiche, tra cui un oggetto sociale consistente “nello sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico“. L’impresa deve inoltre investire una certa parte del proprio valore della produzione in ricerca e sviluppo oppure impiegare come dipendenti o collaboratori almeno una certa percentuale di dottorandi o ricercatori oppure infine essere titolare o avere la disponibilità di diritti di brevetto o inerenti un software originario.

I benefici di cui le start-up innovative possono godere concernono, tra l’altro, la riduzione degli oneri per l’avvio dell’impresa, un regime più flessibile in materia di contratti di lavoro con i dipendenti, la possibilità di remunerare i propri collaboratori con stock option e i fornitori di servizi esterni attraverso il work for equity oltre ad alcuni incentivi fiscali e crediti di imposta.

Altre novità significative sono costituite dall’introduzione anche per le s.r.l. della possibilità, precedentemente tipica delle S.p.A., di creare categorie di quote di capitale fornite di diritti amministrativi e patrimoniali diversi, potendo quindi differenziare categorie di quote per soci gestori e per soci finanziatori. Oppure, e qui l’innovazione legislativa è decisamente rilevante, le quote di partecipazione in start-up innovative in forma di s.r.l. possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari.

Tali innovazioni, insieme al fatto che l’Italia è il primo paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica in tema di crowdfunding, sembrano l’indice del desiderio di preparare un terreno giuridico fertile per lo sviluppo di un nuovo modello di impresa.

Affinché ciò possa però dare frutti concreti occorre che concorrano la fiducia dei finanziatori e la semplificazione delle procedure.

Il reperimento di fonti di finanziamento sembra tuttora essere la vera nota dolente per un imprenditore dotato di idee e capacità, tanto che è stato osservato che in Italia solo il 14% delle start-up ottiene fondi dalle banche. Tuttavia le numerose iniziative che i principali gruppi bancari italiani stanno recentemente intraprendendo per offrire linee di credito ad hoc, servizi di scouting, formazione e incubazione sembrano indice di una maggiore lungimiranza e attenzione verso il mondo start-up.

Inoltre, la pur pregevole innovazione legislativa si scontra con il permanere di una burocrazia onerosa sia in termini di tempo che di denaro, facendo perdere competitività alle imprese e al Paese stesso nell’attrazione di capitali esteri. La semplificazione resta quindi un traguardo decisivo e ancora tutto da raggiungere. In questo i professionisti che assistono l’impresa possono e devono giocare un ruolo importante.

 

AUTORE : AVV. FILIPPO MORTAROTTI

 

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