GIRO D’ITALIA DOVE LA CASA RESTA SEMPRE UN TESORO
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| 2014 | 2014 – Numero 2
| giugno 2014 | 1219 Visite | con No Comments

Roma, Firenze, Milano. Per un motivo (le bellezze architettoniche e storiche unite all’appeal turistico) o per l’altro (il cuore pulsante del business nazionale), sono sempre queste tre le città italiane in cui comprare casa richiede un investimento di un certo rispetto. Ma, allo stesso tempo, proprio qui un capitale riesce a mantenere un certo valore, nonostante i tempi di crisi stiano colpendo pesantemente proprio il settore del mattone, da sempre considerato a buon diritto un bene rifugio.

Già, perché di fronte a un trend di compravendite sempre più ingessato, a livello nazionale il 2013 ci ha lasciato un’eredità piuttosto scomoda: un calo dei prezzi del 6.6%, con un prezzo medio al metro quadro che si attesta a quota 2270 euro a metro quadro (dati Osservatorio, Immobiliare.it). Un dato, questo, che peraltro viene influenzato dalle rilevazioni registrate in Abruzzo e in particolare a L’Aquila, dove la controtendenza è talmente evidente e smaccata (+11,3% e unico dato in crescita in tutto il Paese) da far correre il pensiero non tanto alle normali dinamiche del mercato delle case, quanto piuttosto alle conseguenze dei disastri del recente terremoto. Alla luce di tutto questo, tuttavia, proprio la Capitale, la città dei Medici e il capoluogo meneghino conservano valori ben superiori alla tendenza italiana. Roma, nonostante una diminuzione dei prezzi addirittura superiore al dato medio nazionale, continua a oscillare su un prezzo medio  che sfiora i 3900 euro al metro quadro (3894, per la precisione), mentre Firenze si ferma poco sotto, arrivando a 3683 euro al metro quadro. Abitare sotto la Madonnina in una casa di proprietà, infine, richiede una cifra che oscilla intorno ai 3574 euro al metro quadro. A una certa distanza si collocano invece altre grandi città come Napoli (3218 euro al metro quadro) e Venezia, poco sopra quota tremila euro (3035). Decisamente più staccate realtà come Aosta, Trento, Cagliari, Bari e addirittura Torino, che nonostante un calo non drastico (-4,3%) mostra un prezzo medio al metro quadro per un appartamento di 2066 euro. Tra i capoluoghi di provincia più abbordabili, infine, ci sono Catanzaro (1316 euro al metro quadro) e sorprendentemente Perugia, con 1635 euro.

Rimanendo invece a un livello di analisi per macro aree, nel nostro Paese le zone in cui il capitale investito in immobili fa più fatica a mantenere il proprio valore è il Sud, dove il calo dei prezzi è arrivato al -7.2% in un anno, mentre il Nord ha fatto segnare un -6.1%. La tendenza, in particolare, si è intensificata nel secondo semestre dello scorso anno, fino a portare i prezzi per una casa al Settentrione a una media di 2273 euro al metro quadro, mentre al Centro ne servono circa 2718 e al Sud solo 1941. Un altro aspetto interessante che emerge dai dati che mandano in archivio il 2013 è che, al di là della connotazione geografica, a soffrire maggiormente sono le grandi città rispetto ai centri più piccoli: chi ha più di 250mila abitanti ha subito un calo addirittura del 7.6%, mentre le città sotto quella soglia hanno sofferto meno della media nazionale (-5.6%).

Secondo una delle regole più elementari dell’economia, questo meccanismo è innescato da una crescita dell’offerta di appartamenti, mentre cala la disponibilità economica di chi invece vorrebbe comprare. E il discorso riguarda anche gli alloggi in affitto, anche se sul mercato rimangono numericamente inferiori rispetto a quelli messi in vendita.

Ora non resta che guardare al futuro. E le prospettive sembrano un po’ più rosee rispetto al passato: «L’aumento dell’offerta, insieme agli incoraggianti dati del Crif che rivelano, a partire da luglio 2013, un trend positivo della domanda di mutuo rispetto allo scorso anno – racconta Guido Lodigiani, direttore corporate e ufficio studi di Immobiliare.it – ci portano a individuare tiepidi segnali di ottimismo per il 2014, anno in cui si prevede una ulteriore riduzione dei prezzi tra il 2 e il 4% ed una crescita della domanda, soprattutto per quel che riguarda gli immobili più “appetibili” per il mercato residenziale: bilocali e piccoli trilocali, in zone semicentrali delle città più grandi».

 

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