Claudio Cecchetto Il talento è far star bene la gente
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| 2014 | 2014 – Numero 2 | Investo Show
| giugno 2014 | 1681 Visite | con No Comments

Claudio Cecchetto è il talent-scout italiano per eccellenza. Tu cerca su una qualsiasi pagina di un artista dello showbiz italiano che da vent’anni incanta e incarna il consenso degli spettatori e troverai che a ‘scoprirlo’ è stato lui, Claudio Cecchetto. Esempi ne sono: Gerry Scotti, Jovanotti, Fiorello, Amadeus, Marco Baldini, gli 883, Sabrina Salerno, Nikki, i B-nario, Albertino, Linus, Sandy Marton, Tracy Spencer, Kay Rush, Luca Laurenti, Marco Mazzoli, Daniele Bossari, Paola e Chiara, Fabio Volo, Leonardo Pieraccioni, Dj Francesco, Finley. Un red carpet di tutto rispetto e di grandissimo spessore.
Forse ad anticiparci il suo essere lungimirante fu proprio l’esplosivo “Gioca Jouer”, ballo di gruppo tradotto francese, inglese, spagnolo, tedesco e cinese e ancora benvoluto, ricercato, ballato e cantato da generazioni.

Nel campo musicale, cosa significa investimento?
“L’investimento è qualsiasi cosa possa produrre denaro. Non c’è differenza sull’investimento in un’invenzione o nella musica. Negli ultimi anni però l’investimento nel campo musicale è cambiato. Non ci si può più permettere di investire sulla musica in quanto tale, perché è finita l’epoca dove una canzone o un disco potevano fare la differenza e creare reddito. Il mercato della vendita dei dischi è sceso del 90% ed è necessario investire su qualcosa di diverso. L’investimento in campo musicale è legato a tutto il mondo che sta intorno ad esso: merchandising e spettacolo. Io ci ho sempre creduto e ho sempre puntato su quello. Come del resto ho sempre puntato sul personaggio e non sulla sua voce. La voce non riempie più gli Stadi.
C’è stato un tempo dove potevi permetterti di investire su una canzone, ora non è più così. Se io, con i miei personaggi, avessi investito o creduto solo sulla voce, pensi che tutti sarebbero i nomi che sono oggi?”.

Cosa passa dalla fortuna di scovare un talento al farlo diventare il talento?
“La fortuna è una componente della vita ma è la sensibilità e il talento di chi ascolta che fanno la differenza nell’incontrare un talento. Perché tu credi che i talenti che ho scoperto io, non li abbiano incontrati prima altre persone?”.

Deejay Television ha generato una “scuderia” di nomi pazzeschi. Come è stato crescere tanti talenti insieme?
“Difficile ma anche tanto interessante. È come chiedere a Leonardo Da Vinci se è stato difficile dipingere.
La mia formula vincente è stata avere tutti i talenti in un’unica gang, in un unico spazio e laboratorio dove vivevano insieme, contaminandosi in radio del talento altrui. Sono tutte persone che sono cresciute e si sono arricchite umanamente fino a dare un valore aggiunto con il loro scambio. Deejay Television è stato un laboratorio artistico, poi c’ero io che suggerivo e bacchettavo. I tempi sono cambiati e oggi ci sono più manager che gestiscono l’artista a livello economico. Io ho sempre gestito a livello artistico.
I miei esempi di talento si sono contaminati tra di loro. E se li incontri insieme, rendono uno spettacolo unico perché collaborano, hanno una confidenza e una complicità capace di integrarsi e non annullarsi”.

Si può sbagliare in un investimento?
“Si può sbagliare certo. L’importante è accorgersene il primo possibile per non disperdere troppe energie e concentrarti su altro”.

Oggi la televisione sforna talenti in continuazione, spesso meteore non capaci di emergere e crescere.
“Io credo che l’handicap artistico sia l’impazienza. In molti vogliono la formula del “tutto e subito”, senza la pazienza di aspettare e di crescere. Ma se non fai in modo di crescere, non hai un talento. Di contro, i giovani oggi hanno molte più distrazioni e quindi è molto più difficile concentrarsi su quello che veramente li appassiona”.

Se tu dovessi dare un consiglio?
“Il mio consiglio è molto semplice e sincero: cercate di capire qual è la vostra passione e investite su quella”.

È padre di due ragazzi. Che cosa consiglia loro?
“Sono convinto che se Leonardo Da Vinci avesse avuto dei figli adolescenti, i suoi figli gli avrebbero detto che come padre non capiva nulla. Sono un padre che non interviene più di tanto, credo che sia importante avere questo approccio quando raffiguri una paternità ingombrante. Se li vedo indecisi, dico loro che io ho capito quello che volevo dopo i vent’anni, di non preoccuparsi”.

È sempre in fermento lavorativo, su cosa sta investendo in questo momento?
“In questo periodo mi sto concentrando su un talent show musicale. È un talent diverso da tutti gli altri. Tutti si basano sulla voce, mentre io propongo una formula dove viene preso in esame alla fine. Arrivano prima la postura, l’atteggiamento. Tutti fattori che devono arrivare a spiazzare. Quando presento il mio progetto dico sempre che a me della voce non interessa proprio niente! Questo talent rispecchia quello che è sempre stata la mia vita: guardare un talento, vederlo esibire, far star bene la gente. Devono essere persone che divertono e che facciano stare bene: questo è il vero talento”.

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