Una bottiglia è per sempre…
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| 2014 – Numero 1
| febbraio 2014 | 1915 Visite | con No Comments

C’è saggezza nel vino” scriveva Jack Kerouac ne “I vagabondi del Dharma”. C’è la saggezza di chi lo ha fatto con paziente lentezza e c’è la fatica di chi ha coltivato le uve, saggiando il terreno, massaggiandolo, levigandolo come pelle delicata. C’è la storia stessa dentro il vino, si potrebbe dire. Storia «bassa» di uomini sconosciuti e  Storia Alta, quella del tempo in cui quel vino è nato ed maturato.

Ora parlare di vino su queste pagine è quasi un obbligo morale. Perchè – e non da ieri –  questa è materia di esperti ed intenditori. Ed è argomento molto delicato da affrontare perchè i collezionisti sono giustamente molto gelosi dei loro segreti. E delle loro collezioni, quasi più preziose di tante altre, più blasonate e pubbliche, visibili e fotografabili. Il vino no. Sebbene da collezione, se ne sta ben lontano dalla luce e dallo scintillio di certi salotti. Si coccola come un figlio, ma lo si lascia nell’unico posto dove può – nonostante gli anni – mantenersi in ottima forma: la cantina. Che poi è una suite sotterranea, asciuttissima, elegantissima   e talvolta pure di design.

Ci vuole gusto per collezionare il vino. E ci vuole passione. E come diceva un celebre battitore di Sotheby’s chi non beve non può collezionare. Perchè, se  un quadro è un quadro, e la sua bellezza è chiara a tutti. Un vino no. Ogni bottiglia è una storia particolare, uno spaccato di mondo. Ogni annata racconta qualcosa di ciò che accadde allora: una guerra, una vittoria, la nascita di una futura regina. Parla del territorio in cui è stato «creato», di campagne scomparse o diventate rigogliose, di colline, di antichi casati, di vinificatori sopraffini che una volta ogni tre o quattro anni tirano fuori dai tini una piccolissima produzione di vino particolare con profumi di melograno e pesca, petali di rosa e ciliegio. Trenta, o quaranta anni dopo, certo, quel vino sebbene sia stato ben tenuto, coccolato e amato, al palato non può più dire nulla. Ma è un pezzo di storia. Ambitissimo, magari. Ma introvabile, se non in qualche asta ultra specializzata.

E veniamo al tipo di investimento. Se avete molti, ma davvero molti soldi da spendere per iniziare la collezione, e dopo aver preparato il nido d’amore per le vostre super bottiglie si potrebbe partire subito con quello che è stato classificato come il vino più caro al mondo. L’ Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits: un rosso prodotto a Vosne-Romanée, nel Borgogna. Se siete disposti a spendere per un magnum lo stesso prezzo di una berlinetta allora questa bottiglia fa per voi. A un’asta in Inghilterra hanno recentemente battuto un magnum del 1978 a 30 mila euro. Esagerato, non è vero? Ma la quotazione reale è ben differente,  si aggira attorno ai 15 euro. Il che è già un gran bello spendere. Ma, del resto, stiamo parlando di quello che è considerato il vino «Number one» nel mondo. Che se la gioca con un Domaine de la Romanee-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits: non costa molto meno, ma possederlo significa essere dei grandi intenditori. Se poi vi siete stufati dei francesi, che sono sempre così «charmant», ma tutti gli altri li guardano  dall’alto in basso allora vi potete prendere una bella rivincita infilando nella collezione un Egon Muller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Mosel, un superbo vino tedesco che non ha nulla da invidiare agli amici – nemici di Parigi. Ah, già, il costo: tra i 7 e gli 8 mila euro. Poco? Beh, ci sarebbe da discuterne. Non dimenticate, però, che tutto dipende da quanto ci tenete ad averne almeno uno nel caveau. Quindi…

ovvio, fin qui abbiamo parlato di vini fuoriclasse che ogni anno ambiscono alla parte altissima della classifica dei 50 migliori prodotti enologici del mondo.

Se volete, però, potete spendere anche molto meno e fare lo stesso una bella figura. Nel caso in cui vogliate farvi guidare un minimo in questo profumatissimo, meraviglioso mondo dei vini affidatevi a «Wine spectator», bibbia mondiale per collezionisti, amatori, principianti o semplicemente gaudenti che una volta tanto vogliono stappare una bottiglia che valga la pena ricordare.

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