Svizzera, un tesoretto previdenziale in attesa dei titolari | fonte redazione www.lamiafinanza.ch
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| 2014 – Numero 1
| febbraio 2014 | 2516 Visite | con No Comments

Oltre 5,1 miliardi di euro di contributi attendono il riscatto da parte dei legittimi titolari. Sono maturati nelle casse previdenziali professionali elvetiche e sono confluiti nel corso degli anni in un fondo di garanzia appositamente costituito a Berna per i contributi “dormienti”.Chi sono i titolari e perché non li hanno mai reclamati? Sono sia cittadini della Confederazione elvetica, sia cittadini stranieri tra cui anche tanti italiani.L’esistenza di un tesoro previdenziale nascosto, come riportato da La Repubblica, sarebbe stata svelata da una trasmissione andata in onda sulla tv pubblica di Zurigo.La vicenda in realtà non è nuova, ma torna periodicamente agli onori della cronaca per motivi sia politici, sia di ordine pratico. Da un lato, l’ammontare dei contributi dormienti è tale da ripianare anche i conti del sistema previdenziale elvetico, basato come in Italia su tre pilastri. Tutte le persone che hanno domicilio o svolgono un’attività lucrativa in Svizzera sono infatti assicurate dal primo pilastro.Nonostante le pressioni politiche, tuttavia, il fondo di garanzia non può essere utilizzato per corrispondere le pensioni del primo pilastro e quindi, almeno per ora, l’ipotesi di un eventuale azzeramento dei quei contributi resta esclusa.Dall’altra parte, tuttavia, la ricerca dei titolari, già da tempo avviata dagli amministratori del fondo, resta un’operazione complessa, non tanto dal punto di vista delle normative sulla privacy, quanto per la mancanza di risorse per poter effettuare un riscontro dei dati corretto.Per poter richiedere tali contributi, che possono dare diritto a una pensione integrativa o un capitale, occorre dimostrare di aver lavorato in Svizzera e di aver maturato quel diritto.A complicare ulteriormente il recupero è il fatto che si tratta di contributi obbligatori versati a una delle tante casse professionali sulla base del secondo pilastro, e quindi in base alla professione svolta dal lavoratore.In base alla disciplina in vigore fino al 1985, era necessario comunicare all’istituto previdenziale professionale il cambio di lavoro entro sei mesi. Solo attraverso questa comunicazione si poteva trasferire presso il nuovo istituto professionale la dote contributiva già accumulata. In molti tuttavia, si sono dimenticati di effettuare tale comunicazione proprio perché, come nel caso dei lavoratori stranieri, si trattava di lavori saltuari, stagionali o discontinui.

“I contribuenti interessati al recupero di questi contributi possono rientrare in diverse tipologie”, spiega Francesco Onorato, coordinatore del Patronato Acli Svizzera. “C’è chi, prima del 1985, lavorava presso un datore di lavoro che offriva già ai dipendenti un’assicurazione sulla base del secondo pilastro, sebbene all’epoca non fosse obbligatoria. Altri possono aver cessato l’attività lavorativa in Svizzera e sono poi rientrati nel paese di origine senza richiedere alcuna prestazione legata all’assicurazione relativa al secondo pilastro. Altri ancora sono lavoratori che nel corso della carriera professionale hanno cambiato più aziende e hanno dimenticato di comunicare i passaggi dei contributi accumulati al nuovo datore di lavoro entro i tempi prescritti”.

“Tempo fa, il fondo ci ha fornito una lista dei titolari dei contributi “dormienti”. Gli aventi diritto, che possono essere assistiti dai nostri uffici in Italia, sono solo due: il titolare che ha versato i contributi oppure il coniuge se il titolare è venuto nel frattempo a mancare. Nel caso in cui venga accertata l’esistenza del diritto, il fondo si attiva per la restituzione di quanto dovuto sulla base dei contributi versati”.

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