Dove investire nel 2014
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| 2014 – Numero 1
| febbraio 2014 | 2530 Visite | con No Comments

L’ircocervo politico con le sue disfunzioni, talvolta subitanee ed improvvise, si riversa in modo ineluttabile sull’economia, cui si attaglia necessariamente un andamento ondivago, con i suoi periodi, più o meno lunghi, di crescita, decrescita o stabilità

Un rimedio universale ed immediato per scrollarci di dosso il gravame della soverchiante crisi economica risulta velleitario, ma, con una disamina della situazione è possibile avanzare ipotesi sull’avvenire e, pertanto, capire quali siano gli investimenti migliori per i nostri risparmi. Investimenti che possano farci guadagnare nel prossimo futuro.

Per rendere meno nebuloso l’orizzonte che va profilandosi, Guido Morra, promotore di Finanza e Futuro (gruppo Deutsche Bank), risponde ad alcune nostre domande.

Quali investimenti si sono rivelati più proficui nel 2013?

“Nel 2013 i capitali che hanno generato più valore sono stati quelli sui mercati azionari di Paesi sviluppati: Europa, Stati Uniti e Giappone in primis. I Paesi emergenti hanno invece subìto un rallentamento economico che si è ripercosso negativamente sui mercati e sulle loro valute”.

Nel 2014 sarà ancora redditizio investire nella borsa americana, europea e giapponese?

“Crediamo di sì. A parer dei nostri strategisti, i mercati che potranno meglio performare nel 2014 sono appannaggio delle economie consolidate, con una riserva nei confronti del Giappone. Il mercato azionario in questo Paese è cresciuto in modo macroscopico negli ultimi 12 mesi, registrando una performance molto sostenuta. Questo movimento è stato guidato principalmente da una variazione delle aspettative, in larga parte legate al possibile impatto sulle imprese esportatrici della svalutazionae dello yen prodotta dall’aggressiva politica monetaria della BoJ. Ora, sarà importante osservare se il primo ministro Abe sarà in grado di completare l’effetto creato dal cambio di corso della politica monetaria con le riforme strutturali necessarie al Giappone per innescare una crescita sostenibile”.

E secondo lei è ipotizzabile uno scenario simile?

“Quello che presenta i dati più positivi è il mercato americano. L’iniezione di liquidità effettuata dalla Fed (Banca Centrale Americana, ndr) ha contribuito in modo significativo allo stimolo della sua economia, i cui numeri presentano una forza che lascia immaginare un consolidamento sempre maggiore della ripresa. La nostra raccomandazione è di sovrappesare, oltre a quello americano, anche il mercato europeo. Crediamo che l’economia europea sia all’inizio di una ripresa che si rafforzerà nel 2014, anche grazie al supporto della BCE. Questo favorirà, oltre alle società esposte al ciclo economico globale, anche quelle con esposizione domestica”.

In particolare, quali sono i mercati europei che si delineano più allettanti?

“Una certa attenzione va riposta in una delle economie più efficienti e rappresentative dello scenario europeo, cioè la Germania, non trascurando, però, mercati depressi come quello italiano e quello spagnolo che, di fronte ad uno scenario politico stabile, potrebbero esprimersi molto bene”.

Cosa si aspetta dal Dollaro?

“Il rallentamento dell’iniezione di liquidità nel 2014 (Q.E., ndr) produrrà, crediamo, il rafforzamento della Divisa americana. I capitali a stette e strisce, che sono andati in cerca di rendimenti fuori confine, rientreranno, producendo un rinvigorimento della monte statunitense”.

Per il predetto rallentamento economico, meglio non puntare alcunché su azioni appartenenti ai mercati dei paesi emergenti?

“Nel 2013 i mercati azionari emergenti si sono dimostrati molto sensibili alle aspettative relative alla politica monetaria americana. Proprio perché ci aspettiamo nei prossimi mesi l’inizio del rallentamento del QE, crediamo che una esposizione massiccia e indiscriminata ai paesi emergenti in questo momento dia luogo a più rischi che opportunità. Tuttavia, osservando le dinamiche di ciascun paese da vicino, crediamo che il mercato azionario cinese potrebbe beneficiare dall’ampio piano di riforme strutturali presentato recentemente dal governo, che favorisce lo sviluppo di dinamiche competitive di mercato in molti settori dell’economia”.

Come appare il mercato obbligazionario?

“Difficilmente le obbligazioni aiuteranno a generare valore. Più che altro, nel 2014, avranno il compito di stabilizzare i portafogli dei clienti. Consigliamo di evitare l’esposizione ai tassi americani e tedeschi, e di mantenere solo una esposizione tattica sulla parte a breve della curva dei rendimenti dei Paesi europei. Ci aspettiamo quindi che la BCE mantenga la politica di tassi bassi anche nel 2014”.

Le sconsiglierebbe?

“No, non è mai bene esporsi eccessivamente a rischi. Le obbligazioni continuano a offrire l’opportunità di protezione dai rischi che investire in azioni comporta. Questa funzione presuppone tuttavia una allocazione coerente con lo scenario di mercato, con preferenza per scadenza medio-brevi.”.

Cosa pensa, invece, delle materie prime e dell’oro?

“Le materie prime, in generale, non appaiono nella nostra view come una asset class particolarmente attrattiva. Mentre i metalli industriali potrebbero nel medio termine subire gli effetti positivi della ripresa della crescita, l’oro non presenta prospettive brillanti. perché ha storicamente rappresentato un bene rifugio contro l’inflazione. E questo implica una forte decorrelazione con il valore del dollaro statunitense e con il livello dei tassi di rendimento a lungo termine, che in base a quanto detto sopra fa pensare a scarse prospettive per i metalli preziosi”.

Dunque il 2014 si prospetta come un anno prospero per i mercati azionari?

“Sì, qualora non si verifichino eventi destabilizzanti imprevisti. Le maggiori economie sviluppate stanno lentamente uscendo dalla crisi e il supporto dalla banche centrali non verrà meno nel breve periodo: questi fattori dovrebbero supportare i mercati azionari”.

Il nuovo sistema pensionistico desta non poche preoccupazioni ai cittadini. Avrebbe da dare loro un consiglio?

“Le riforme di questi ultimi anni sono state molto incisive. Le prestazioni si sono ridotte notevolmente ed è stata allungata l’età lavorativa, soprattutto per le donne. Oggi più che mai è necessario prendere coscienza di questo cambiamento epocale di cui poco si parla e correre ai ripari con forme pensionistiche private che ci permettano di salvaguardare il nostro tenore di vita senza dover immobilizzare dei grandi patrimoni”.

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