La gestione del rischio legale nei mercati finanziari – seconda puntata
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| 2014 – Numero 1
| febbraio 2014 | 2274 Visite | con No Comments

 

Prima delle vacanze natalizie InvesTO Law ha affrontato il tema del rischio legale nei mercati finanziari, argomento di un interessante dibattito durante la sessione pomeridiana di InvesTO Day il 26 settembre scorso a Torino Incontra.

Secondo una delle definizioni più comunemente accettate dagli studiosi, per qualunque investitore il rischio legale è quello che “comprende, fra l’altro, l’esposizione ad ammende, sanzioni pecuniarie o penalizzazioni derivanti da provvedimenti assunti dall’organo di vigilanza, ovvero da regolamenti privati”.

Pur non potendosi misurare sulla base di modelli matematici, il rischio legale si può senz’altro valutare e prevenire.

Proprio a questi fini è necessario individuare soggetti dotati non solo di specifiche competenze approfondite e diversificate in ambito legale, ma soprattutto di indipendenza di giudizio.

Qual è allora il nuovo ruolo del consulente legale che assiste una banca, un altro intermediario finanziario (o anche un privato o una società industriale nei propri investimenti) per consentire al proprio cliente di valutare accuratamente e minimizzare le proprie fonti di rischio legale, apportandogli un concreto valore aggiunto rispetto all’ “avvocato tradizionale” che si occupa principalmente di contenzioso, o dell’assistenza in relazione a singole operazioni?

Occorre, prima di tutto, che il legale (o, preferibilmente, un team di avvocati con specializzazione multidisciplinare) individui il metodo più adatto per l’assessment del rischio legale, sulla base delle caratteristiche della società rispetto alla quale esso viene condotto.

Il suo intervento dovrà agevolare la predisposizione di un efficiente sistema di gestione del rischio legale, permettendo così al proprio cliente (citando il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria costituito presso la Bank for International Settlements) di adottare “sistemi di controllo che siano in grado di poter contribuire effettivamente alla gestione dei profili legali del rischio operativo”.

In questo contesto sono stati emanati proprio dal Comitato di Basilea alcuni principi-guida che identificano gli obiettivi che un efficace sistema di gestione del rischio operativo (e quindi anche quello legale) deve perseguire. Tra di essi vanno segnalati, in particolare:

(i)        la definizione di un adeguato sistema di gestione e la sorveglianza sull’operatività da parte del consiglio di amministrazione;

(ii)       un efficiente sistema di reporting interno e l’apprestamento di piani di emergenza; e

(iii)      la promozione di un’affermata cultura interna del rischio legale e dei controlli, che deve tradursi in:

(a)        un adeguato coinvolgimento della funzione legale nell’operatività quotidiana della società e un’appropriata definizione delle modalità di intervento dei legali esterni;

(b)       un idoneo aggiornamento dedicato particolarmente alle funzioni legali e di compliance sulle novità normative e giurisprudenziali che possano essere fonte di rischio legale; e

(c)        un training rivolto a tutto il personale della società in modo da assicurare che tutti tengano i comportamenti più opportuni nel caso di eventi che siano fonte di rischio legale (il primo esempio è quello di ispezioni “a sorpresa” da parte dell’Autorità Fiscali e di Vigilanza).

La necessità per ogni investitore (banche e intermediari finanziari in primis) di valutare il proprio rischio legale e di adottare adeguati sistemi per la sua gestione e prevenzione, anche con l’ausilio di professionisti esterni, si ascrive nel più ampio contesto di “autovalutazione” dei rischi e dell’operato degli organi sociali che caratterizza le più significative novità in materia di diritto dei mercati finanziari.

Esempio principe di questo trend verso il “prevenire i rischi è meglio che curarli”  è il processo di autovalutazione previsto nella bozza di “Disposizioni di Vigilanza in materia di organizzazione e governo societario delle banche” posta in consultazione da Banca d’Italia il 16 dicembre scorso per il recepimento in Italia della cosiddetta “CRD IV” (Capital Requirements Directive IV).

Ma questo lo vedremo nel prossimo numero di Investo  Magazine.

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