Working women
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| 2013 - Numero 6
| novembre 2013 | 1693 Visite | con No Comments

2013-N06 InvestoWoman
2013-N06_InvestoWoman.pdf
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Loro ce l’hanno fatta e lo hanno raccontato al 5° salone dell’imprenditoria femminile e giovanile. Donne che nell’impresa hanno trovato una nuova vita professionale. Donne che hanno saputo rompere gli schemi e riprendersi il futuro. Un successo che vale doppio in un paese come l’Italia dove il lavoro femminile è ancora sottopagato rispetto a quello dei colleghi maschi e dove reinventarsi un mestiere è quasi impossibile per colpa della burocrazia e di tanti altri ostacoli. Dai dati forniti nel primo semestre 2013 le imprese femminili registrate in Italia erano 1.429.880 circa il 23,6% del totale. Nel 12% dei casi si trattava di attività giovanili (al di sotto dei 35 anni) e nell’8% di aziende straniere. Con 110.705 imprese femminili, il Piemonte rappresenta il 7,7 del dato sull’intero paese mentre le relative attività giovanili e straniere costituiscono rispettivamente il 10,6% e 7,6%. A livello nazionale i settori maggiormente coinvolti nel fenomeno riguardano il commercio (il 28%), i servizi alle imprese (il 16,3%) e l’agricoltura (16,2%). Cresce soprattutto il numero delle attività operanti nell’alloggio e ristorazione (il 9,2%) e nelle costruzioni (il 4,7%). Dalla fotografia delle donne vincenti sono emerse alcune caratteristiche che le stesse hanno condiviso nel loro percorso di affermazione nel mondo dell’imprenditoria. Nel 60% dei casi, le donne capaci di dare una nuova chance alla propria vita professionale attraverso una scelta imprenditoriale provengono da un’esperienza di lavoro dipendente. L’età media delle nuove imprenditrici si attesta sui 40 anni e il 70% di loro ha conseguito una laurea. La vita di coppia non costituisce un ostacolo, ma rappresenta un supporto nel progetto di reinvenzione professionale. Inoltre nei loro racconti un’imprenditrice su due individua nella ritrovata autostima il principale risultato derivante dalla nuova strada intrapresa a fronte di un 9% che indica nell’importanza di poter conciliare lavoro e famiglia e di 7% che si dice gratificato della raggiunta autonomia economica. Sul fronte delle difficoltà, invece, quasi il 50% ravvisa ostacoli, e non pochi, nel reperimento di finanziamenti seguito dall’esigenza di personale qualificato.

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