Giulia Mazzoni – Giocando con i bottoni
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| 2013 - Numero 6
| novembre 2013 | 2940 Visite | con No Comments

2013-N06 InvestoShow
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In tempo di crisi credere nell’arte musicale come forma d’investimento è un atto di audacia: doveroso, prezioso, importante. Mi piace pensare che proprio questa straviziata formula ‘in tempo di crisi’ abbia il coraggio di perdere il senso di strada tortuosa che ci spinge a precluderci la possibilità di uscirne, ma che diventi un motto di forza riuscendo noi a trasformarlo in tempo passato. Se l’investimento poi prevede un giovane talento, sento che la scommessa è già vincente nell’atteggiamento. Ho incontrato e voluto intervistare Giulia Mazzoni, dopo aver ascoltato il suo disco solo pianoforte. Vuol dire che non canta, certo, ma che dà voce alle sue scale musicali, ai bemolli e ai diesis, alle pause e al tempo che riempiono uno spazio musicale volumetrico di difficile categorizzazione. E per questo affascinante se non addirittura unico. Abituare l’orecchio ad un talento nuovo è una grande energia. Giulia ha 24 anni ed è la vincitrice del Premio Ciampi 2013 nella categoria “Migliore cover di Piero Ciampi”. Ha ottenuto il riconoscimento arrangiando per pianoforte il brano “Quando il giorno tornerà” del cantautore e poeta livornese e così commenta: “Sono davvero felice di ricevere questo premio, che da anni è sinonimo di qualità musicale. Piero Ciampi è stato un artista importante per il panorama musicale italiano ed aver vinto un premio intitolato a lui grazie all’arrangiamento di un suo brano è per me un grande onore”.

Il suo esordio musicale, “Giocando con i bottoni”, ha il sapore dell’estate che l’ha vista protagonista di esibizioni e riconoscimenti da parte del mondo critico musicale. Proprio ad ottobre ha anche esordito in un locale tempio sacro della musica milanese e italiana, il Blue Note, e a dicembre salirà sul palco dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma, altra pietra miliare della musica di qualità che lascia il segno. L’album “Giocando con i bottoni” comprende brani originali interamente composti ed eseguiti da Giulia, che fotografano sensazioni, immagini e ricordi della sua infanzia e del suo presente. Muovendosi tra modernità, con influenze pop, rock e della musica leggera e tradizione, con influenze romantiche, impressioniste ma anche minimaliste, il disco fa della semplicità il suo elemento cardine.

Ha qualcosa di fiabesco la tua storia. Ci racconti quando hai scoperto la passione per il pianoforte?

“È una passione che è nata per caso. Ho scoperto il suono del pianoforte alle elementari, durante una ricreazione in un’aula vicino alla mia. Quella stanza è diventata un angolo segreto nel quale trascorrere tutti i secondi disponibili, confidandomi e giocando con quello che poi è diventato il mio migliore amico. Mettendo le mani sul pianoforte, ho scoperto la voglia di comunicare interessandomi molto alla parte compositiva”.

Un approccio indubbiamente creativo e molto particolare rispetto alla tua età.

“È esattamente l’approccio creativo che mi ha portato anche a condividere con altre persone il mio dialogo con lo strumento”.

Cosa significa per te comporre?

“Esprimere e raccontare quello che ho dentro. A volte per timidezza faccio fatica ad esprimere e raccontare a parole il mio mondo interiore. La composizione potrebbe rappresentare anche una seduta psicanalitica se vuoi, perché è uno spazio esclusivo dove mi guardo molto interiormente e mi esprimo. Non scomodando la psicanalisi, sento che nel dialogo tra me e il pianoforte è come se mi confidassi ad un amico”.

E cosa ti restituisce il pianoforte?

“Il piano è come uno specchio. Scopro con la musica emozioni profonde e mondi interiori inconsci, ricordi e li ripercorro come se viaggiassi. È uno stimolo grandissimo, è la chiave per esprimermi al meglio”.

Quando non sei al pianoforte invece?

“Sono una ragazza di ventiquattro anni, studentessa e mi confronto con i miei occhi curiosi col mondo. Vivendo, fotografo tante emozioni e sequenze che poi esprimo quando mi metto al pianoforte”.

Cosa ascolti e cosa leggi?

“In questo periodo sul comodino ho una raccolta di poesie di Garcìa Lorca e ascolto tantissima musica. L’ultimo disco dei Daft Punk è bellissimo e in questo periodo mi ci sto pure un po’ fissando, ascolto molto David Bowie ma non rinnego mai il mio amore per Chopin, i notturni specialmente. Ma ascolto tutto: dalla classica all’elettronica, dal pop al rock. Degli artisti italiani ti posso citare Jovanotti, Battiato, Elisa e Cremonini”.

“Giocando con i bottoni” è il tuo primo disco. Quali brani sono rimasti fuori?

“Nella mia vita compositiva ho scritto un centinaio di brani, capisci che il numero è altissimo. La selezione che ho fatto per il mio primo album è stata in base a quello che volevo raccontare, concetti legati alla memoria e alla semplicità. È un disco con un suono molto bello, con una registrazione particolare e un timbro molto moderno”.

E cosa speri che possa generare il tuo disco strumentale?

“Secondo me il bello della musica, soprattutto strumentale, è che faccia sognare e viaggiare”.

Cosa significa per te investimento?

“Per me significa dare la possibilità, soprattutto in campo artistico, a delle persone di realizzare il proprio sogno. La musica non è un bene materiale che può diventare tale. Ma bisogna credere nel progetto e concretizzarlo, il guadagno è successivo e non così immediato o scontato. Mi piace l’idea di investire non in un prodotto fisico ma in un sogno, in qualcosa di molto profondo e sul futuro”.

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