Gian Paolo Guerra – Interior design d’autore
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| 2013 - Numero 6
| novembre 2013 | 3963 Visite | con No Comments

2013-N06 InvestoDesign
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Ci sono case che hanno un’anima. E altre che se la costruiscono, col tempo. Oppure con l’intervento di un professionista, in grado di dare un colpo di bacchetta magica e – oplà – trasformare e rivitalizzare gli spazi di un’abitazione, oppure di un ufficio, realizzando per loro un “abito” uno completamente nuovo, di sartoria. Sono gli “interior designer”, o architetto di interni, una figura emergente nel mondo dell’abitare, ma ancora poco conosciuti rispetto a quelli che ormai, a ogni pie’ sospinto, vengono etichettati come “archistar”. Soprattutto in Italia. Tra i talenti che si stanno affermando in questo campo c’è Gian Paolo Guerra, 40 anni, nato a Benevento e con una laurea in giurisprudenza. Laurea messa però nel cassetto, visto che la sua strada maestra l’ha imboccata attraverso l’Istituto Europeo di Design di Roma, dove tuttora vive e lavora. Nella sua tavolozza di colori, una gran varietà di tinte: dalle ristrutturazioni vere e proprie alla progettazione d’interni, fino alla consulenza per l’arredamento, l’allestimento d’interni e l’home shopping, un servizio di personal shopper per la casa e guida agli acquisti.

Cosa vuol dire, innanzi tutto, essere un “architetto d’interni”? E’ una figura che fatica a imporsi o che sta guadagnando spazio, nell’immaginario collettivo?

“Un architetto d’interni si occupa di progettazione degli interni, residenziali e non. Ci si rivolge a lui per ristrutturare la propria abitazione, per un restyling o anche solo per una consulenza sull’arredamento. Questo vale non solo per il residenziale, ma anche per il turistico/ricettivo o per uffici, studi professionali o esercizi commerciali. In Italia, la qualifica professionale di architetto d’interni non è riconosciuta. Si esercita questa professione spesso con un titolo privato, magari spendibile sul mercato (come nel mio caso che ho studiato Interior design allo IED di Roma. Credo che nel settore della creatività valga molto più ciò che si sa fare rispetto ad un titolo, è più facile che la meritocrazia la faccia da padrone”.

Qual è il primo passo che si compie, approcciando a un nuovo incarico, magari facendo il primo sopralluogo della casa o comunque degli spazi da reinventare? Quali sono le prime cose che guarda?

“La prima cosa da fare è un sopralluogo presso la casa del cliente per rendersi conto delle esigenze, dello stile di vita, dell’area di gusto della committenza, del tono e del budget a disposizione. Una volta stabilito di cosa hanno bisogno, provvedo o alla progettazione o al restyling nel caso non si vogliano intraprendere opere murarie. Realizzato e approvato il progetto, con la scelta dei materiali, inizia la fase della semplice consulenza di arredo, unitamente al progetto luce e colore: illuminazione degli ambienti, posizionamento e scelta di punti luce e relative fonti luminose, scelta tinteggiatura ed uso delle finiture, abbinamenti di finiture, colori e materiali con l’arredo. La ricerca poi dei pezzi può avvenire insieme al cliente oppure no. Spesso le persone che hanno poco tempo delegano completamente questa parte al consulente”.

Le fonti d’ispirazione. Quali stili, quali epoche, quali tipi di mobili o di accessori preferisce, nel suo metodo di lavoro? Quanto si fa guidare dall’istinto, dalla sensazione che le trasmette un determinato spazio e quanto dall’esperienza? Se esiste un’ideale “cassetta degli attrezzi”, nel suo mestiere, cosa ci mette dentro e di cosa non potrebbe fare a meno?

“Si tratta di un lavoro unicamente tarato su gusto, occhio e sensibilità del professionista. Sono le cognizioni tecniche che si possono apprendere, non altro. Difficilissimo delegare a qualche collaboratore. E’ la passione la mia unica fonte d’ispirazione per i vari progetti. Ritengo sia una dote a tutti gli effetti, ce l’hai o non ce l’hai. Sono meridionale, campano per l’esattezza, ed ho nel DNA le atmosfere mediterranee… amo Capri e la Costiera Amalfitana, la Puglia e la Sicilia. Sono, al contempo, più “vicino” al mondo della decorazione d’interni parigino che al design minimalista milanese. Tendo a mischiare molto antiquariato e design puro, quello dei grandi maestri”.

Rapporto con il “committente”. Ci sono vincoli, desideri, diktat che finiscono per instradare il suo operato o lascia briglia sciolta alla creatività?

“Il rapporto con la committenza è, da sempre, la spina nel fianco di chi come me si occupa d’interior: non mi stancherò mai di ripetere che il nostro lavoro non viene fatto solo per gratificazione personale, ma bisogna rispettare le varie sensibilità, oltre alle reali esigenze della committenza, troppo facile imporre il proprio gusto senza ascoltare invece prima le richieste od anche i sogni dei clienti. E’ importante, a mio avviso, interpretare il gusto del cliente e rispettarlo il più possibile. E’ un lavoro di squadra, mettiamola così”.

Quali sono gli interventi che ha effettuato nei suoi anni di carriera che più le hanno dato soddisfazione. E perché?

“Ho due lavori nel cuore: la mia prima opera nel settore turistico e un magico rifugio sulla sabbia: nel primo caso si tratta di una Luxury Guest House che ho progettato ed arredato. Una sorta di small-house concepita come una casa di mare, ma con servizio alberghiero, in una palazzina della seconda metà dell’800 a Noli, nella riviera ligure di ponente. Costruita su due livelli, conta sei camere con bagno privato, 2 standard, 3 superior ed una junior suite vista mare, una hall, un salotto, una sala per la prima colazione ed una terrazza vista mare. L’altro intervento che amo particolarmente è una villa sulla spiaggia vicino ad Anzio cui ho fatto un restyling in pieno stile mediterraneo. Una casa non più in manutenzione da anni e con un arredo datato, in una location da sogno sulla spiaggia. Il concept per questa casa è nato grazie all’incontro col gusto della padrona di casa (Rita dalla Chiesa) che ha richiesto una precisa ispirazione alle atmosfere mediterranee a lei care: la Grecia, la Puglia e Capri”.

Ci sono errori “classici” che la gente fa cercando di dare uno stile alla propria casa – ristrutturando o anche solo facendo del restyling – magari cercando un po’ di stravaganza e cascando nel kitsch?

“Il fai-da-te può esser divertente, ma quando ci si rivolge ad un professionista del settore, ad un bravo interior designer, la differenza salta subito agli occhi. Per fare una bella casa non basta solo avere buon gusto, come pensano in molti, ci vuole altro: è un lavoro tecnico, è necessario avere delle basi di disegno e rappresentazione grafica, bisogna aver percezione dello spazio e delle proporzioni. L’armonia, in un interno, è frutto di sapienza e non d’improvvisazione. Costruire le atmosfere e coglierle non è elementare”.

La moda. Quali sono le tendenze? Quali sono i fattori che influenzano il gusto dell’abitare?

“Credo sia scontato precisare che la moda ed il design camminino di pari passo. E’ alla fine degli anni ’80 che nasce il “Made in Italy”, unendo moda e design nel mondo. Nel settore dell’interior design le tendenze emergono a seguito delle varie fiere di riferimento, come Il Salone Internazionale del Mobile di Milano o Maison & Objet di Parigi… del resto Milano è la capitale mondiale del “design” così come Parigi lo è del “decor”. Come tendenze dell’abitare mi sento di sottolineare l’uso del rame negli arredi unitamente al prepotente ritorno del “giallo & rosa” quanto alle palette cromatiche”.

Infine il budget: quanto può costare reinventarsi una casa o un ufficio?

“Parlar di soldi non è mai facile. Direi che per un “restyling” di un appartamento (di 100 metri quadri circa) si parte dai 2.500 euro + iva fino ad arrivare ad una certa percentuale dell’importo lavori (budget) nel caso di ristrutturazioni”.

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