Janet Yellen
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| 2013 - Numero 6
| novembre 2013 | 1407 Visite | con No Comments

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Per la prima volta nella storia la Federal Reserve – la Banca Centrale USA – sarà presieduta da una donna, Janet Yellen che ne è l’attuale Vice-Presidente, a conferma di un ulteriore passo in avanti compiuto dalle donne nell’affermazione della loro professionalità. Yellen è un’ottima economista e ha un curriculum accademico (Yale) e professionale davvero invidiabile. Dal punto di vista della visione economica Yellen è considerata una delle più limpide “Colombe”, termine con cui vengono classificati i membri della FED in base al loro credo economico quando è improntato ad un forte interventismo monetario in favore della crescita economica e della lotta alla disoccupazione. Le Colombe si contrappongono ai cosiddetti “Falchi” che sono invece più attenti alla salvaguardia della stabilità monetaria e alla stabilità delle aspettative d’inflazione. Per gli investitori capire se e in che modo il cambio al vertice della FED implichi anche un cambio nella Politica Monetaria è di fondamentale importanza, soprattutto nell’attuale congiuntura economica mondiale. Ebbene il credo economico-politico di Yellen sembra essere ampiamente allineato a quello del Presidente uscente Bernanke, confermando una linea di continuità. La candidatura di Yellen, è stata così presentata come la scelta ideale nella continuità di Bernanke con un “plus” addizionale utile ad attenuare i suddetti timori. Questo “plus” sarebbe la capacità, mostrata dalla Yellen nel recente passato, nell’avvertire l’arrivo della bolla immobiliare. Questa capacità intuitiva della futura Presidente è stata evidenziata con un notevole rilievo dalla stampa e sottolineata anche dallo stesso Presidente Obama nel discorso di presentazione. Per quanto le convinzioni accademiche attribuibili alla nuova Presidente possano portare a ritenere che l’attuale Politica Monetaria rimarrà ancora super espansiva fino a che la disoccupazione non sarà riportata ai livelli pre crisi e l’inflazione non avrà rialzato la testa, pensiamo che dalle esperienze tutti traggano delle lezioni. Oggi, sono sempre più numerosi gli studi accademici che dimostrano come l’attuale livello di espansione monetaria sia, al margine, sterile se non dannoso per l’economia reale e utile solo alla formazione di eccessi speculativi e di errate allocazioni di risorse. Lo stesso Board della FED sembra aver mostrato di essere sempre più sensibile a queste argomentazioni. Una progressiva riduzione dell’espansione monetaria USA dovrebbe essere questione di pochi mesi, proprio per ridurre il rischio di alimentare pericolosi eccessi speculativi e per iniziare un percorso di rientro che sarà comunque difficile e provocherà molta volatilità sui mercati, come i mesi estivi ci hanno confermato. Il rientro potrebbe essere dolce e perfino indipendente dall’andamento dei dati economici, almeno fintantoché questi non punteranno decisamente al peggio. Sebbene il recente scontro sui temi fiscali tra Obama e i Repubblicani abbia probabilmente ridotto un poco il ritmo di crescita del PIL USA e dato che vi sono i presupposti perché un nuovo scontro possa riproporsi ad inizio 2014 contribuendo a mantenere contenuta la crescita economica, pensiamo che – forte degli errori di valutazione del passato – la “predittiva Yellen” potrebbe ascoltare le voci di cautela già presenti nel Board e magari fare un annuncio di inizio della riduzione nell’espansione di bilancio (QE Tapering) già a Dicembre. Così facendo potrebbe togliere al Congresso l’alibi di avere un costante supporto monetario, costringendolo verso una soluzione più duratura sulla politica fiscale. Questo non vorrà dire che il rialzo dei tassi sarà imminente ma certamente avrà impatti sui mercati. Le obbligazioni a lunga scadenza delle curve governative e del credito potrebbero soffrire e potremo assistere ad un ritorno di volatilità sui mercati emergenti con un Dollaro in recupero. L’azionario dei Paesi sviluppati – che in generale ha livelli di valutazione sulle medie storiche – potrebbe subire qualche battuta d’arresto, soprattutto se nei prossimi mesi sarà mancata la ripresa economica in Europa e negli USA. Tuttavia l’inversione della Politica Monetaria USA segnerà un ulteriore contributo al processo di rotazione della liquidità dai mercati obbligazionari a quelli azionari.

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