Vintage tecnologico
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1679 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoCollection
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Udite – udite. Nel mondo del collezionismo si apre una nuova frontiera fino a ieri inesplorata. Mettete in soffitta i vecchi espositori di vasetti di porcellana, le raccolte di scarso valore e quelle di quando eravate bambini. È tutta roba superata. Oggi il collezionismo più’ cool e che potenzialmente vi può rendere ricchi si chiama Vintage tecnologico. Si, proprio quella roba che neanche osate pensare: collezionare oggetti d’antan che hanno fatto la storia della comunicazione moderna.

Non ci credete?Allora andate da Bolaffi, a Torino, e chiedetegli di farvi ammirare per qualche minuto un oggettino che vale la bellezza di 390 mila dollari. E dire che non e’ altro che un computer. Un ammasso di fili e transistor che ha più’ o meno la potenza di undecimo del vostro Smart phone. Ma e’ il primo computer che la Apple ha messo sul mercato. Si chiama Apple One e la casa madre dell’Iphone e dell’Ipad l’aveva proposto al pubblico dei primi fanatici di informatica nel 1976quando Mr Steve Jobs non era ancora Steve Jobs ma un giovanotto che sognava un mondo diverso. Di Apple one in circolazione non ce ne sono molti. Da Cupertino ne sono usciti appena 200 esemplari. Costavano 666,66 dollari. Ora, al di la’ della simbologia – ognuno ci vede quello che vuole vederci- la vendita all’asta di un simile pezzo e per simili cifre la dice lunga sulla piega che prenderà nel giro di qualche tempo questa forma di collezionismo. Perché il pezzo e’stato battuto niente poco di meno che da Christie’s e il compratore e’ una casa di collezionismo italiana tra le più’ importanti. La Bolaffi di Torino, appunto.

Chi dice che prima di questa asta il fenomeno non esisteva, e altre amenità di questo tipo, si sbaglia e di grosso. Perché in giro per il mondo c’e’ già, e da un bel po’ di tempo, gente che raccoglie oggetti che hanno fatto la storia dell’informatica moderna e della comunicazione.

Ora fermatevi un istante e pensate all’ evoluzione dei cellulari. Dalle “mattonelle” degli Anni ’80 ai telefonini formato mignon di meta’ Duemila (quelli che per primi stavano nel taschino della giacca senza farvi sembrare dei folli e pure un po’ straccioni. Poi riflettete sulla storia italica della tecnologia. Vi e’ mai venuto in mente che anche la Olivetti produceva telefoni cellulari? Uno su tutti il mitico OCT 300, lo spaccatasche. Antenna lunghissima e prezzo folle: piu’ o meno un milione e 600 mila lire: arrivo’ sul mercato verso la fine degli Anni ‘ 80. Brutto ? Poco funzionale? I parametri di oggi non contano. Cio’ che vale e’ che ha fatto la storia della comunicazione. Oggi se ne possono trovare in vendita a prezzi che variano tra i 150 e i 600 euro. E sempre per restare in tema di produzioni italiane va ricordato anche il mitico mini computer portatile di Olivetti. L’azienda di Ivrea, in quegli anni, fabbricava e commercializzava il famoso M24 in tutte le varie versioni. Ma intanto lavorava sui portatili. Ce fu uno che passo’ quasi inosservato. Troppo piccolo. Troppo strano. Ma era una rivoluzione nel suo genere. Si chiamava Quaderno, e venne prodotto nel 1992. Era grande come un quaderno – che fantasia – e poteva tra le altre cose registrare le conversazioni. Pesava poco – per quegli anni – e forse avrebbe potuto sfondare sul mercato, ma in tempi diversi.

Il Quaderno resta comunque un gran bel pezzo della storia informatica nazionale. Quanta vale? Come in ogni questione di collezionismo il prezzo lo fa il mercato. E contano le condizioni. Se volete inserirlo nella vostra raccolta di pezzi d’epoca tenetevi pronti anche a sborsare fino 500 euro. Poco? Vabbe’: chi raccoglie memorabilia sa che i prezzi sono ballerini. Tra un anno o due la quotazione sarà decisamente differente.

Comunque la questione del Vintage informatico e’ talmente dibattuta che nel giro di qualche anno più’ nessuno si domanderà quale gusto ci sia a raccogliere vecchi catorci dell’ informatica di altri tempi. E questo perché il mondo sta rapidamente comprendendo che conservare la memoria di come siano cambiati in pochi decenni i modi di comunicare e’ fondamentale anche per comprendere il futuro. Per capire quanta strada e’ stata fatta per arrivare al punto in cui siamo oggi. Provate a pensare che cosa vi impressiono’ del mitico Commodore 64 o del Silclair ZX 80 tutti pezzi che hanno segnato il mondo dell’informatica. E vi ricordate l’Amstrad CPC 464 con la sua tastiera spessa quattro dita e i tasti colorati? E l’Atari 800 quella specie di registratore di cassa oggi assolutamente inguardabile così come siamo abituati alle linee morbide e pulite del dopo Duemila? Pensate, nella sua terza versione aveva 64 K di memoria. Sembrava un’infinità. Oggi ce l’hanno le schede del vostro telefono cellulare. Sul mercato dell’ usato vale tra i 29 e i 250 dollari.

Chi lo avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla comunicazione in tempo reale, ci sarebbero mai stati i tablet, e i libri si sarebbero potuti leggere su una specie di pezzetto di plastica spesso la meta’ di un mignolo. Negli States tutto questo lo hanno realizzato con qualche anno di anticipo rispetto al Vecchio Continente. E sono nati musei “ad hoc”. Il più’ famoso e’ a Boston e sotto volte tutt ‘altro che auguste raccoglie i nonni dei nostri pc, di questi attrezzi sui quali scriviamo, teniamo archivi, accumuliamo migliaia di fotografie, canzoni, film e con i quali spalanchiamo le porte verso il mondo del virtuale. E sul quale il sottoscritto ha editato questo articolo.

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