Segnali di ripresa
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1287 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoBanking
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L’autunno è arrivato e sono arrivati anche i segnali di ripresa dell’economia che tutti aspettavano. Li avevano preannunciati tutti: la Banca centrale europea, il governo, la Banca d’Italia, l’Ufficio studi di Confindustria. Il miglioramento va però governato. E qui nascono i prossimi interrogativi.

Il primo riguarda la Federal Reserve, la banca centrale Usa. E’ ormai chiaro che deve frenare il programma straordinario di stimoli – l’immissione di denaro nel motore dell’economia americana -, ma non è chiaro quali saranno le conseguenze della frenata. E non c’è accordo sui tempi e sui modi. Il secondo riguarda la Banca centrale europea. Da tempo ormai il costo del denaro è ai minimi (il tasso per i prestiti tra le banche è allo 0,25%) e si è visto che gli effetti sono stati molto limitati. Ora la Bce è divisa: da una parte c’è chi chiede un ulteriore riduzione del costo, per incoraggiare ulteriormente la circolazione di denaro. Dall’altra chi invece pensa che a questo punto il tasso dovrebbe salire, perché così si affrontano i cicli positivi dell’economia se si vuole che i loro effetti siano duraturi.

Il terzo interrogativo, cui guarda con apprensione tutta l’Europa, riguarda l’Italia e il suo governo traballante. Molti analisti prevedono difficoltà per Piazza Affari se l’esecutivo dovesse cadere lasciando a metà il lavoro messo in piedi sul fronte dell’economia. Le partite aperte riguardano milioni di famiglie e di consumatori italiani: gli attori principali dell’economia italiana. Senza certezze sull’imposta per la casa e sull’aumento Iva, l’atteggiamento dei consumatori continuerà ad essere super-prudente. Le vendite nei negozi caleranno ulteriormente, di conseguenza scenderanno anche gli introiti fiscali dello Stato e le già risicate risorse a disposizione dello Stato si ridurranno ancora. Con l’autunno ripartirà anche la stagione delle aste del Tesoro italiano. Saranno decisive per capire cosa pensano gli investitori internazionali del nostro paese: fino ad oggi non hanno mai lesinato fiducia – neppure nei momenti peggiori tra 2010 e 2011 -, ma è chiaro che il loro atteggiamento seguirà passo passo l’evolversi della situazione politica.

Lo scenario internazionale, insomma, è estremamente fragile, come avevano preannunciato sia il presidente della Bce Mario Draghi che il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Anche dai paesi emergenti negli ultimi sei mesi sono arrivati segnali di sofferenza: d’altra parte i mercati su cui vendono gran parte dei loro prodotti sono l’Europa e gli Stati Uniti. Così, se è chiaro che il ciclo negativo si è invertito, è altrettanto chiaro che dalle scelte delle prossime settimane si capirà se i governi e le grandi istituzioni finanziarie saranno capaci di cavalcare i segnali di ripresa per trasformare la tendenza positiva in un andamento più solido e duraturo.

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