Ottavio Missoni
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1716 Visite | con No Comments

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Ottavio Missoni se n’è andato, senza molto preavviso, e lasciando un vuoto incolmabile a maggio di quest’anno.
In punta di piedi, quasi senza voler disturbare, in quello stile sobrio e morigerato che ha contraddistinto tutta la sua esistenza.
Una vita da romanzo, quella di questo celebre stilista italiano, noto per aver rivoluzionato lo stile e la moda di parecchi decenni.
E, in effetti, un romanzo, questo genio della moda, due anni fa, l’ha davvero scritto, sotto forma di autobiografia, dal titolo più che esplicativo: “Una vita sul filo di lana”.

Nato a Dubrovnik, in Dalmazia, nel 1921, Ottavio Missoni trascorre la sua infanzia a Zara.

Qui si appassiona allo sport, nello specifico, all’atletica leggera, e ne diventa un promettente professionista agonistico.
Promesse che non si esime dal mantenere.

Nei 400 metri piani, prima, nei 400 metri ad ostacoli, poi, il giovane e bello Ottavio partecipa ai Campionati Europei, vincendo persino il titolo mondiale studentesco a Vienna, nel lontano 1939.
In tutta la sua carriera sportiva, vincerà sette titoli nazionali; carriera sportiva che, difatti, non abbandonerà mai del tutto, partecipando a competizioni italiane di categoria fino ad oltre ottanta anni compiuti.

Ma Ottavio, che è un ragazzo energico, forte, temprato dalla fatica e dalla determinazione che ogni sport, necessariamente, richiede ed impone, vive degli anni cupi, bui, mesti. Degli anni di disorientamento, di tristezza, di smarrimento: gli anni della seconda guerra mondiale.

Così, anche lui, come tanti giovani dell’epoca, viene chiamato in guerra e, durante la battaglia di El Elamein, viene catturato e trascorre quattro anni in un campo di prigionia.
Ed è fortunato, Missoni, perché è scampato alle bombe, foriere di morte, rifugiandosi in un cratere. Ma, al campo, no, a quello pochi son riusciti a sfuggire.
Quattro anni di prigionia, in cui, racconterà sempre con molta leggerezza, imparò ad “annusare il branco”, a capire di di potersi fidare e da chi, invece, rifuggire.
Era così, Ottavio Missoni, un uomo che viveva la propria esistenza con leggerezza, fosse anche da prigioniero di guerra.
Era solito non metter mai la sveglia (“i bambini si innervosiscono, a destarsi così”, soleva dire la sua mamma), e leggere i giornali al mattino per immalinconirsi un po’. E non badava al denaro: se ne avesse o non ne avesse, per lui, uomo spartano e di poche pretese, non contava granché.

E’ al ritorno dalla guerra che si iscrive al liceo, a Trieste; nonostante gli avessero, infatti, proposto di emigrare in Australia, nemmeno la presenza di belle ragazze autoctone – affermerà in seguito – lo spinse ad abbandonare l’Italia in cerca di fortuna.

Ma per Ottavio, che fu anche attore di cinema e di fotoromanzi, fu determinante l’incontro con sua moglie, la donna che gli sarà accanto per quasi sessant’anni.
Si chiama Rosita Jelmini, ed è di un paese del varesotto dal nome pittoresco: Golasecca.
La sua famiglia ha un’azienda produttrice di tessuti ricamati e scialli, e, quando incontra la sua Rosita, lo stesso Ottavio, in società con un suo amico sportivo, aveva appena aperto un laboratorio di maglieria.
Il resto è, inconfutabilmente, storia.

Ottavio Missoni idea e realizza un filato ed una maglia inconfondibili nei secoli: multicolor, intessuti a zigzag, i suoi capi diventano must di gente comune come di star, come Nino Manfredi, attore straordinario e uomo meraviglioso, che era solito – direi amava – indossare con frequenza e fierezza i cardigan del suo amico Ottavio.
La moglie di Manfredi, compagna di una vita, racconterà in seguito, dopo la scomparsa del mitico Nino, che proprio la sua passione per i golf di Missoni gli era valso, tra amici e non, il divertente appellativo di “Missionario”.

Vestire Missoni era per lui, ed è tuttora per chiunque, un segno distintivo, una scelta di eleganza, raffinatezza ed un pizzico di estro che non guasta mai.
Missoni è colore vivo e pieno anche in inverno, è brio, è forme in movimento, è vivacità anche nel grigiore cittadino.

Quasi come in un continuum con la sua vita privata, Ottavio Missoni traspone su modelli e tessuti la sua vita avventurosa e ricca di eventi, senza mai tralasciare il gusto e la morigeratezza che da sempre sono accomunati alla sua firma.
Vita ricca di accadimenti, quella di questo atleta stilista che ha lasciato un grande vuoto; ultima, a tre mesi dalla sua morte, la scomparsa del figlio Vittorio, disperso, assieme alla moglie, dopo esser salito a bordo di un aereo turistico a Los Roques, in Venezuela.
E lì, probabilmente, nel cuore del grintoso Ottavio, nell’animo di un padre che rimane tale anche quando i suoi figli, ormai adulti, spiccano il volo sulle ali forti dell’indipendenza, qualcosa si è incrinato irrimediabilmente.

E’ morto, infatti, di crepacuore, a 92 anni.
Il suo cuore, già provato dall’incedere inesorabile degli anni, non ha retto all’assenza inspiegabile ed inspiegata del suo amato figlio.
Ottavio Missoni, uomo semplice e gentile, che festeggiava con i suoi dipendenti le feste comandate, brindando con loro e tra loro, non ha potuto e voluto sopportare il vuoto lasciato da suo figlio Vittorio, quel figlio così simile a lui nei modi e nel garbo, nei comportamenti e nell’altruismo.
Un figlio – Vittorio – che portava con sé, nel suo nome di battesimo, la firma di ciò che era suo padre e di ciò che era stato lui, figlio amato, per suo padre: la più colorata e premiata delle vittorie.

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