Il mattone tecnologicamente green
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1167 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoBuilding
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Verde, come la speranza. In un periodo in cui il mattone subisce colpi tali da sgretolarsi, per colpa della crisi, la speranza per i costruttori e per il settore dell’edilizia in generale (filiera compresa) è legata alla sostenibilità ambientale.

Un discorso che può sembrare ormai esercizio retorico, visto che ogni settore e ogni comparto sembra sempre fare appello al “green” e alle “nuove tecnologie”, ma che conserva al suo interno un nocciolo di verità innegabile: ora che la gente comune sembra meno disponibile a comprare case, mentre la gamma del lusso va per conto suo, accanto al filone della costruzione del nuovo è necessario dedicare attenzione alla manutenzione, alla riqualificazione e alla valorizzazione di ciò che già c’è. Un po’ perché ce lo impone l’obbligo di tutelare il mondo che ci circonda, un po’ perché, agendo sui consumi, sul risparmio energetico e via dicendo, si finisce per migliorare sia la qualità della vita che il bilancio famigliare nel suo complesso.

Che il tema sia di strettissima attualità lo testimonia il fatto che l’efficienza energetica è stata inserita tra gli argomenti portanti dell’edizione 2013 dell’Eire, che a Milano ha richiamato il meglio del bel mondo dell’edilizia nazionale e internazionale.

Ma lo testimoniano soprattutto i numeri: secondo una recente ricerca effettuata da Nomisma e Pentapolis, dedicata proprio all’abitare verde, nel giro di soli tre anni i progetti di edilizia ecosostenibile sono letteralmente raddoppiati.

Dal 2009 al 2012, stando alle cifre, si è creato quasi un binario parallelo. Da una parte le costruzioni tradizionali, che accusano il peso delle difficoltà congiunturali, dall’altro le costruzioni attente all’ambiente, che invece hanno vissuto un vero e proprio boom. Una tendenza che si conferma anche se si prende in considerazione un palcoscenico internazionale: secondo la rilevazione fatta da McGraw-Hill construction, le imprese del settore costruzioni che operano con una quota di edilizia sostenibile sopra il 60% del proprio portafoglio sono più che raddoppiate, passando dal 13 al 28%.

Ma le previsioni non invitano certo alla prudenza, anzi: entro il 2015 si stima che questa tipologia di imprese raggiungerà e supererà la boa del 50%. Insomma, nel giro di un paio d’anni, più di un’impresa su due avrà a che fare con tematiche che fino a qualche tempo fa (anche in Italia, ahinoi) sembravano esclusiva di pochi, isolati fondamentalisti dell’ecosistema. E che invece si stanno rivelando un argomento cardine a livello globale.

Ma per operare in questo campo con una ragionevole aspettativa di successo sono necessari gli investimenti. E’ sempre stato e sempre sarà così. E in Italia, nel corso dell’anno passato, il residenziale ha sfiorato, nel suo complesso, i 70 miliardi di euro (69.6 per l’esattezza). Di questi, quasi 45 (44.8) sono stati destinati a interventi di manutenzione straordinaria, quindi efficientamento energetico, riqualificazione e così via. Un’ondata che potrebbe addirittura crescere, se si tiene in considerazione l’agevolazione del 55% che il Governo Letta ha deciso di confermare anche per il futuro, scongiurando così il rischio di crollo improvviso paventato dall’avvicinarsi della scadenza degli incentivi precedenti.

D’altra parte, le singole famiglie stanno sviluppando una coscienza e un’attenzione crescente per questi temi. Sempre dalla ricerca Nomisma emerge che tra le priorità di chi compra o ristruttura casa ci sono la caldaia di ultima generazione, infissi che garantiscano prestazioni e risparmi energetici, l’isolamento dei muri esterni dell’edificio, elettrodomestici a basso consumo e riduttori del flusso d’acqua, altra risorsa primaria da tutelare.

Ma la strada da fare è ancora molta: sempre Nomisma e Pentapolis rivelano che soltanto il 3.2% delle famiglie italiane ha a disposizione tutti i requisiti di ecosostenibilità nella propria casa. Mentre sono addirittura il 24% (quasi una su quattro) quelle che non ne posseggono nemmeno uno. Un grande lavoro aspetta dunque di essere compiuto. Un cammino al termine del quale potrebbe trovarsi proprio la ripresa economica, anche in ediliza.

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