Footgolf
di

|
| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1956 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoSport
2013-N05_InvestoSport.pdf
5.9 MiB
213 Downloads

Una nuova vita per il golf. O meglio, una vita parallela. Da prendere a calci, da sviluppare come curiosità, ma anche come alternativa concreta da affiancare all’attività che tradizionalmente si svolge tra buche, green e mazze assortite. Tutto questo è il Footgolf, ibrido stimolato dalla passione per il calcio, ma che si mescola a uno sport di ben altra natura e origine. Un gioco molto giovane, nato solo nel 2009, ma che si sta già espandendo a macchia d’olio, trasformandosi in una vera e propria mania in tutto il mondo, soprattutto fuori dal nostro Paese, che su questo fronte è ancora un po’ agli albori. Il meccanismo è semplicissimo: scarpe da calcetto invece delle calzature tradizionali, calzettoni, pantaloni al ginocchio e un pallone da calcetto di dimensioni regolamentari. Mazze e palline, per questa volta, non servono. E anche il caddie può prendersi un giorno di libertà. Tutto il resto rimane uguale, come se si giocasse al buon vecchio golf: un percorso di buche (quelle sì, allargate un po’ rispetto a quelle normali, altrimenti sai che faticaccia), un numero di tiri entro il quale completarle e il punteggio che, di conseguenza, si va ad accumulare fino alla fine del circuito. Una follia? No, anzi. E non si tratta nemmeno di una deriva figlia dell’italica bulimia da pallone, visto o giocato. Lo dimostra il fatto che gli inventori sono olandesi e proprio il Nord Europa è stata la culla di questa disciplina. Che però non ha tardato a farsi conoscere anche nel nostro Paese, dove è nata una federazione e pochi mesi fa si è anche tenuta la prima edizione degli Open d’Italia. La cornice è stato il circolo di golf de I Girasoli, a Carmagnola, una manciata di chilometri da Torino. Ma il merito va in buona parte attribuito al presidente dell’Associazione italiana footgolf, Leonardo Decaria, toscano e con una passionaccia per il gioco del calcio e allo staff che collabora con lui. “Gli iscritti sono stati 88, di cui 30 provenienti dall’estero, in rappresentanza di 6 nazioni. La federazione internazionale, ormai, può contare su membri di quattro continenti, visto che si va dall’Australia all’Argentina, da Panama al Canada, molti Paesi europei e, di recente, addirittura il Sudafrica. In totale, le nazioni coinvolte ufficialmente sono già 18”.

Ma la vera sfida, piuttosto, è trovare strutture adeguate, che prestino i loro spazi a questa pratica che, a primo impatto, rischia di sembrare qualcosa di simile a un passaggio dei vandali all’interno di un negozio di cristalleria. Niente di più falso. Come diceva una vecchia pubblicità: provare per credere. “La cosa più difficile – ammette Decaria – è convincere i titolari dei golf club a ospitarci. Una volta superati gli sterotipi, si scopre che in realtà il footgolf non fa alcun danno alle strutture. Innanzitutto perché si gioca non sui green, ma sulle zone di “fairaway”, dove l’erba è più alta e dove la rizollatura avviene molto di frequente. E poi perché le buche, una volta utilizzate, possono essere nuovamente ricoperte con la terra, senza lasciare traccia. Infine, le dimensioni di un percorso di buca di footgolf sono almeno la metà di una da golf normale. Non è possibile percorrere una distanza simile spostando un pallone a calci”. E a Carmagnola hanno voluto provare: adesso I Girasoli hanno un percorso, anche se ridotto, con buche dedicate unicamente al footgolf, pronto a convivere con gli amanti della tradizione. E presto potrebbe sorgerne un altro, sempre in Piemonte, nella zona di Pinerolo. Al momento sono le uniche due strutture in Italia ad aver subìto il contagio. Ma la speranza è che il movimento cresca col passare del tempo.

Perché è un divertimento, questo è fuori di dubbio. Ma ha tutte le carte in regola per diventare anche un business per chi gestisce i circoli da golf. Innanzitutto perché il bacino d’utenza potrebbe essere sconfinato, arrivando a coinvolgere chi al golf non ci pensa neppure, ma ama dare due calci a una palla. E visto che da cosa nasce cosa, frequentando un circolo del golf, il neo iscritto potrebbe anche appassionarsi alla disciplina tradizionale. Scoprendo così che non si tratta solo di uno sport per ricchi e da snob. Insomma, ci sono un po’ di stereotipi da superare, da ambo le parti. Senza considerare, poi, che tanti calciatori famosi già da tempo si dedicano al golf come attività nel tempo libero. Un legame che non aspetta altro per essere saldato definitivamente. E ad annusare l’affare, fuori dai confini italiani, sono già in tanti: nei mesi scorsi l’Olanda ha ospitato un torneo molto importante, che all’ampia partecipazione ha abbinato sponsor di tutto rilievo come Rolex, Maserati o Blackberry. Per l’Italia, i ragazzi dell’Aifg (www.footgolf.it) hanno in programma un paio di tornei-esibizione proprio in questi mesi autunnali. E nel 2014 partirà un vero e proprio tour, per far conoscere il footgolf in tutto il Paese, trovare nuovi spazi in cui giocare e sviluppare un potenziale davvero sconfinato.

Condividere questo articolo:

Commenti chiusi