Educare all’investimento e diversificare
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1881 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoTraining
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Investire è una parola.

Soprattutto in tempi di incertezza come questi. Dunque, se investire è una parola, quella parola non può che essere “sfida”. Cui bisogna arrivare preparati. Perché non basta avere un capitale da riversare sul mercato (anche se è obiettivamente condizione necessaria), bisogna anche sapere come orientarsi, su quali settori puntare. Ma, soprattutto, diversificare. La parola d’ordine – dall’esplosione della crisi in poi – per non ritrovarsi legati mani e piedi a un comparto che cola a picco e che finisce inesorabilmente per trascinare a fondo con sé tutto e tutti. Esperienza dolorosa e devastante che in tanti hanno provato, negli anni scorsi. Non solo con la finanza spericolata che tanto di moda va oltre confine e al di là dell’Atlantico, ma anche con i buchi neri di casa nostra. Basta parlare di bond per scatenare un’epidemia di brividi lungo la schiena, ai quattro angoli della Penisola. Ecco perché, all’investimento, bisogna anche educare chi ha aspirazioni e disponibilità economiche. Corsi specifici non ce ne sono, ovviamente. Ma la conditio sine qua non è piuttosto la conoscenza dei mercati. Soprattutto delle diverse possibilità che ci sono sul tavolo. Sulla capacità di mescolarle tra loro, per crearsi una robusta rete di copertura e controcopertura del rischio. Sugli andamenti, le tendenze e – perché no – le mode del momento. E così, per chi volesse fuggire dalla finanza pura, fatta sì di lente obbligazioni statali, ma anche di volatili azioni in grado di essere sconvolte da un refolo di Borsa, ecco che tutto intorno si apre un panorama che, se ben osservato, può rivelare anche scorci inattesi. E invitanti.

La regola aurea che da sempre rappresenta l’investimento rifugio è, manco a dirlo, il mattone. Una massima che negli ultimi anni ha dovuto subire anche lei le ingiurie della crisi, oltre a una tassazione che con l’Imu ha letteralmente spento la voglia di comprare. Ma il mattone è pur sempre una certezza. Una garanzia. Un’ancora che per quanto possa scricchiolare, mai finirà per staccarsi dalla nave, abbandonandola alla deriva. Soprattutto perché ormai la stessa edilizia sta sviluppando al suo interno una serie di declinazioni innovative, che partono dall’ecosostenibilità e passano per il social housing. Progetti dell’abitare responsabile che sempre più spesso, in mancanza di investimenti pubblici, offrono spazio a capitali privati. Veri e propri esercizi di venture capital che finiscono per contribuire al benessere del contesto sociale in cui operano, ma che garantiscono anche un certo ritorno economico a chi mette i soldi. Ma l’investimento alternativo non si ferma certo alle costruzioni. Un altro settore assolutamente accattivante è quello delle nuove tecnologie. E, in particolare, delle nuove imprese. In tutta Italia (Torino, con i suoi due atenei eccellenti è uno dei casi più fulgidi) stanno nascendo e moltiplicandosi gli incubatori universitari. Luoghi “protetti” in cui uno spunto accademico di ricerca cerca di strutturarsi fino a diventare un’idea di business. Ma per affrontare il mercato senza il rischio di essere depredato e spazzato via in un battito di ciglia, queste start up hanno bisogno di capitali. E molto spesso tante ottime idee finiscono per rimanere nel cassetto perché non hanno trovato il socio “finanziario” giusto. Uno spreco per l’economia, ma anche per il progresso e l’innovazione di tutti noi.

Ma la lista non finisce qui. Avete un gruzzolo e non volete rischiare in azioni? Non sopportate un rendimento dello “zero virgola poco” tipico di certe obbligazioni? Il mattone vi nausea e all’università avete sempre fatto fatica, figurarsi con i ricercatori accademici? Ci sono sempre i beni rifugio, un classico che non tramonta mai, ma che come tutto ciò che oscilla ai limiti estremi della galassia finanziaria non è immune da choc. Oro, argento, pietre preziose. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma anche sotto questo punto di vista non mancano le sorprese: le realtà emergenti che aspettano solo l’intenditore giusto per essere scoperte: un mercato in continua espansione è quello delle opere d’arte, frutto del genio di grandi maestri, che con il passare degli anni accumulano valore ed estimatori. Ma a modo loro sono opere d’arte anche i prodotti enogastronomici di qualità: ecco perché, di recente, addirittura i vini d’annata sono diventati un’alternativa credibile. Anche loro, anno dopo anno, aumentano il proprio fascino e soprattutto il proprio valore. Infine, gli oggetti da collezione: oggetti d’epoca, francobolli, libri antichi. Ma anche automobili del passato e strumenti musicali. Ce n’è per tutti i gusti. Non dite che non ve l’avevamo detto.

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