Disturbi da rientro
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 2229 Visite | con No Comments

Morale sotto i tacchi, nervosismo, abulia e tanta nostalgia di spiagge e posti esotici. La depressione post-vacanze colpisce un lavoratore su tre. Tra le categorie più a rischio medici, infermieri, precari e lavoratori part-time.

Come sopravvivere al rientro nei suggerimenti del personal trainer.

Ansia, emicrania, umore nero, irritabilità e sonnolenza sono i sintomi più comuni. A cui si possono aggiungere apatia, abulia, debolezza fisica e dolori muscolari, inappetenza, disturbi del sonno e una forte dose di nervosismo, verso colleghi e verso chi ci sta vicino in generale. Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha sofferto di “sindrome da rientro”, quella leggera forma di depressione che colpisce dopo le vacanze, quando la brezza sulla spiaggia e il girovagare in una nuova città diventano un ricordo sbiadito e i ritmi di vita devono necessariamente riadattarsi al solito tran-tran quotidiano: ufficio, traffico, telefonate, e-mail, urgenze, bollette da pagare e corsa in massa al supermercato per riempire il frigo.

Statistiche ufficiali su quella che gli americani chiamano “post-vacacion blues” non ce ne sono, anche se, come sottolinea lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, sembra soffrirne “ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni”. I più colpiti sarebbero chi riponeva nel periodo di ferie grandi aspettative che poi sono andate deluse. Tra le categorie più a rischio gli infermieri, i medici e tutte le altre professioni impegnate nell’assistenza sociale, che hanno rapporti con gli utenti, ma anche chi lavora su più turni. Vittime soprattutto le donne che si dividono tra casa e lavoro e, se sono anche mamme, ora fanno il conto alla rovescia dell’inizio della scuola.

In vacanza i ritmi sono diversi, siamo più inclini agli strappi alle regole nell’alimentazione, spesso non facciamo attività fisica. Per questo, prima ci si mette in carreggiata e prima ci si sentirà meglio.

Due, secondo gli esperti, le grandi categorie in cui si può manifestare lo stress da rientro: il disturbo distimico e quello dell’adattamento. La prima categoria è principalmente legata ad alterazioni della sfera somatica. Si tratta dunque di disturbi del sonno, disturbi di carattere endocrinologico, del sistema nervoso periferico (come difficoltà digestive o alterazione dei ritmi circadiani). Mentre invece l’area del disturbo dell’adattamento riguarda la sfera psichica-relazionale e comporta difficoltà e fatica nell’assunzione della responsabilità, difficoltà nella gestione dei rapporti lavorativi e intrafamiliari.

Come fronteggiare al meglio il disturbo da rientro e riprendere confidenza con il proprio “io” lavoratore? Dipende dalla personalità. Sono due le reazioni possibili: “Le persone indipendenti, creative e costruttive torneranno fiduciose e padrone di sé e utilizzeranno lo schema crisi come un ulteriore stimolo alle loro doti creative, in altre parole reagiranno come un cavallo che riceve una sferzata, cercando di mettere a disposizione degli altri la parte migliore della propria personalità. L’altro profilo è quello in cui rientrano le persone ‘campo-dipendenti’, passive, con grave mancanza di creatività, che sentono la crisi come uno stimolo depressogeno, demotivatore e portatore di sofferenza. Una situazione che aggraverà il loro disagio, generando ulteriore stress e fatica.

Ma non c’è bisogno di allarmarsi, perché con piccoli accorgimenti lo stress post-vacanza si può superare, facilmente e velocemente. Riprendere le proprie abitudini con gradualità, se possibile restando qualche giorno a riposo al rientro in città, e di non sovraccaricarsi di impegni nella prima settimana di lavoro: meglio prendersela con calma e staccare quando si inizia ad avvertire agitazione, magari ritagliandosi qualche giorno di relax appena si può. Aiuta a stare meglio anche passeggiare all’aria aperta e fare attività fisica, che, come si sa, aumenta la produzione di endorfine, anti-depressivi naturali. E spesso basta l’avvicinarsi del fine settimana per recuperare un po’ di serenità: secondo un recente studio del professor Richard Ryan dell’Università di Rochester pubblicato dal Journal of social and clinical psychology, la sola idea del weekend ha un effetto benefico sul fisico e sulla psiche, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto, dallo stipendio, dalle abitudini, dall’età e dal fatto che il lavoratore sia sposato o meno.

L’alimentazione ha un ruolo importante nel ridurre i sintomi della sindrome da rientro, in particolare i disturbi intestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile, il meteorismo o la stitichezza, e soprattutto se in vacanza ci si è nutriti in maniera disordinata e sbilanciata: vanno limitati il caffè, i fritti, gli insaccati, l’alcol, i cibi molto piccanti e il latte, così come gli eccessi, mentre è consigliabile consumare la frutta lontano dai pasti. E’ preferibile fare piccoli pasti durante la giornata, composti da piatti semplici, poco elaborati e ben cotti, introducendo molta acqua naturale, frutta e verdura, carni magre e pesce. Gli acidi grassi omega 3, contenuti nei pesci grassi (sgombro, merluzzo, pesce spada, tonno, trota, sardine, e aringhe), ma anche in cereali, noci, legumi, hanno proprietà antiossidanti perchè inibiscono la formazione dei radicali liberi e svolgono un’azione trofica sul sistema nervoso centrale, aiutando a migliorare la qualità del sonno e dell’umore e favorendo la concentrazione e la memoria.

Quanto ai i probiotici, di cui è ricco lo yogurt, è utile assumerli sempre al ritorno dalle vacanze, per limitare la produzione dei gas intestinali e ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale.

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