Derivati e crisi finanziaria
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1852 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoLaw
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Derivati, crisi finanziaria e dibattito sulla loro regolamentazione (seconda puntata)

Come promesso, prima di andare in vacanza, InvesTO Law torna sul tema dei derivati, quanto mai attuale visto che InvesTO Magazine nasce in Piemonte, regione appena condannata dalla High Court of Justice di Londra a pagare ben 36 milioni di Euro ad alcune banche per derivati stipulati qualche anno fa.

Non entriamo, almeno per ora e in questa puntata, nel caso specifico della nostra amata regione, che sta peraltro tentando di riportare la controversia in Italia, proporrà appello contro la sentenza della High Court e al tempo stesso cercherà, probabilmente, di trovare un accordo transattivo con le banche.

Occupiamoci piuttosto di un mito che circonda i derivati: è vero che i derivati sono strumenti non regolamentati?

Da qualche tempo non è più così, almeno in Europa. Fermo restando che i derivati quotati su mercati regolamentati soggiacciono da sempre ad una regolamentazione piuttosto pervasiva, l’Unione Europea ha messo uno stop alla deregulation  anche per i derivati “over the counter” (OTC, letteralmente “venduti sul bancone”, cioè non su borse ufficiali ma su mercati telematici creati dagli operatori), con l’emanazione nel luglio 2012 della cosiddetta EMIR (European Market Infrastructure Regulation – Regolamento 648/2012) e la successiva pubblicazione delle “norme tecniche” nel febbraio 2013.

Il rischio che EMIR vuole contrastare è soprattutto quello di controparte, cioè il rischio che chi sottoscrive un derivato ed abbia poi diritto a ricevere pagamenti in base allo stesso non riesca a riscuotere i suoi crediti perché la sua controparte è divenuta nel frattempo insolvente. Questo fenomeno è purtroppo divenuto relativamente comune nel corso della recente (e in parte ancora attuale) crisi finanziaria globale.

Dal rischio di mancato pagamento delle controparti in derivati possono sorgere pericoli di ben più vasta portata che il semplice danno economico patito dal singolo creditore. Può infatti scatenarsi una sorta di “reazione a catena” di insolvenze e fallimenti di banche e intermediari finanziari che può determinare fenomeni generalizzati di ritiro dei depositi e di prosciugamento della liquidità disponibile, con gravissime conseguenze per l’economia reale (il cosiddetto “rischio sistemico”).
In estrema sintesi, EMIR contrasta il rischio sistemico introducendo l’obbligo:

  1. di regolare i pagamenti dovuti in forza di derivati OTC tramite controparti centrali (clearing houses, o central counterparties o “CCP”) autorizzate dalle competenti autorità europee;
  2. appostare garanzie collaterali a copertura delle potenziali esposizioni debitorie derivanti da derivati OTC per i quali non sia prevista la compensazione tramite CCP;
  3. comunicare e depositare tutte le informazioni concernenti le operazioni in derivati OTC a soggetti che avranno il compito di conservarle (trade repositories) e tenerle a disposizione delle autorità di vigilanza;
  4. utilizzare altri strumenti di mitigazione dei rischi associati all’operatività in derivati OTC (ad esempio verifiche periodiche obbligatorie sull’assenza di disallineamenti nella contabilità).

E’ sicuramente presto per valutare in concreto l’efficacia di queste misure (appena entrate in vigore anche in Italia e per le quali è prevista un’applicazione progressiva fino all’estate 2014).

Si può però già affermare con certezza che si tratta di una rivoluzione copernicana per il mondo della finanza europea e va senz’altro salutata con grande favore la maggiore trasparenza che caratterizzerà il mercato dei derivati OTC e la prevenzione del rischio sistemico che EMIR vuole assicurare.

E’ però probabile che la nuova regolamentazione comporterà inevitabilmente maggiori costi per gli operatori (banche in primis) e quindi per i loro clienti. E c’è da sperare che il mercato riesca a trovare un’armonia tra necessità di regolamentazione ed effettivo utilizzo dei derivati. Si tratta infatti, come abbiamo visto nella scorsa puntata di InvesTO Law, di strumenti di origine antichissima che, se usati correttamente e nelle mani giuste, consentono di tutelarsi contro rischi come la fluttuazione dei tassi d’interesse, il costo delle materie prime o i cambi delle valute, con potenziali enormi benefici per l’intero sistema economico.

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