Claudia Penoni
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| 2013 - Numero 5
| settembre 2013 | 1699 Visite | con No Comments

2013-N05 InvestoShow
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È la capofamiglia di una delle poche serie televisive che gioca su un modello familiare buffo ma che non viene stravolto nei valori o macinato in un ipotetico tritacarne di telenovelas. È la donna polacca, compagna impersonale di un altrettanto asettico ed asessuato uomo polacco, che sfida i tempi comici con monologhi dai toni amari. È una donna bella, solare e piena di energia. Claudia Penoni è uno dei volti femminili che porta alto il nome della comicità italiana, è una donna dai grandi interessi, di grande disponibilità e generosa di consigli, non ultimo quello che ha voluto riservarci in questa intervista.

Cosa significa nel tuo lavoro il termine investimento? Come lavori per investire sempre al meglio?

L’ultimo mio investimento, di cui sono davvero fiera, è aver prodotto, insieme con mie tre amiche-colleghe, uno spettacolo che ha avuto molto successo in tutta Italia nelle ultime due stagioni, “Stasera non escort”. È stato un progetto pensato e finanziato da noi, costruito con il nostro lavoro. Per investire sempre al meglio bisogna lavorare tanto e con persone in gamba, insomma crederci fino in fondo!

Sei un’attrice teatrale e televisiva, speaker radiofonica, comica, doppiatrice e forse ometto qualcosa. Diversi ruoli che completano una bella professione e una grande professionista. Ci racconti il tuo percorso lavorativo?

Per alcuni anni prima di fare l’attrice ho lavorato in un’azienda come impiegata. Poi ho deciso di cambiare e mi sono iscritta ad una scuola di recitazione. Negli anni successivi ho continuato ad imparare cose nuove, a fare dei corsi, diversificando il mio lavoro: prima il teatro, poi il doppiaggio, poi è arrivata la televisione e dopo il cinema. E adesso, per mia fortuna, il lavoro prevede tutte queste cose, a seconda della necessità.

Come si entra ed esce dai panni altrui quando si sta sul palco o su un set televisivo?

Cambiandosi d’abito… Scherzo! In effetti succede anche quello, ci si cambia d’abito e aiuta tantissimo. Diventare qualcun altro è un esercizio, si comincia a farlo a scuola di recitazione. A dire il vero, anche molto prima, da piccoli, quando si gioca, lo facciamo tutti, no? E poi si continua a farlo nel lavoro, cercando di trovare ogni volta le sfumature del carattere, i movimenti del corpo, le espressioni che potrebbero essere del personaggio che si interpreta.

Quanto e cosa porti di Claudia mentre reciti?

Tutto. La mia energia, il mio divertimento, l’immaginazione. Tutto quello che serve per trasmettere il mio “messaggio” al pubblico.

E invece cosa riporti a casa dopo una tourneè teatrale o un’esperienza televisiva?

Un pezzo di vita e di esperienza in più, i visi e le voci delle persone che ho conosciuto, gli insegnamenti di colleghi più “esperti”, il rispetto per il lavoro degli altri, i luoghi nuovi che ho visitato, le fotografie e i sorrisi. E ogni volta, quando finisce un lavoro, resta dentro, per qualche tempo, la sensazione di essere orfani di qualcosa… A meno che non ci sia la certezza che una serie televisiva o uno spettacolo prosegua per diverse stagioni!

Condividi con noi un aneddoto particolare del tuo mestiere?

Una volta a Zelig mi sono resa conto di come tutto sia “relativo”. La sera prima, dopo uno spettacolo in provincia di Verona, c’erano dei ragazzi in fila per avere il mio autografo; la sera dopo, a Zelig, io ero dietro le quinte con delle colleghe, durante le prove, per avere la foto con Jovannotti… eh?

Il mondo televisivo della comicità ha pochi volti comici femminili. Le donne fanno ridere di meno?

No, le donne non fanno ridere meno. Forse ci sono meno donne comiche in Italia, forse sono poche quelle che fanno i provini per le trasmissioni televisive. È un mistero che devo ancora risolvere.

Sei una dei pochi comici di Zelig a non aver scritto un libro. Un ipotetico tuo libro, che sapore avrebbe?

Più che un sapore avrebbe un profumo: quello della campagna, del verde, di orto, della vita fuori città, insomma dove vivo adesso io. Racconterei di una cittadina che si trasferisce in campagna – in città ci sono nata e vissuta fino a un anno fa – e quindi cerca di improvvisarsi “campagnola”, cerca di creare un rapporto con la natura e con le bestie (la natura è piena di bestie grandi e piccole, ma noi della città non lo sappiamo, ogni giorno è una scoperta!) con tutte le difficoltà che questo comporta… delle volte mi faccio ridere da sola.

Dove ti possiamo vedere live?

Ho un sito, molto bellino, che cerco di tenere aggiornato il più possibile, con le date dei miei spettacoli, nel calendario dovrebbe esserci indicato quasi tutto, quasi… Infatti il mio secondo ed ipotetico libro avrebbe il sapore del mio rapporto con la tecnologia: problematico e discontinuo!

Il nostro magazine parte da Torino per diffondersi e arrivare in tutta Italia arrivando anche a toccare l’Oltreoceano. Sentiamo che il nostro percorso un po’ possa somigliare al tuo, anche solo per nascita e per grinta che trasmetti. Quale consiglio ci puoi dare per crescere?

Immaginare che niente è impossibile: non ci sono frontiere invalicabili, persone che non si possono conoscere o obiettivi irraggiungibili. Almeno finché non ci abbiamo provato con tutte le energie e i mezzi che abbiamo a disposizione. E se, nonostante tutto, non dovessimo riuscirci c’è sempre una seconda possibilità! Amo i proverbi, sono spesso banali, ma sono anche una sorta di bigino della vita: “Quando si chiude una porta spesso s’apre un portone”. In bocca al lupo ragazzi!

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